Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il nuovo Dpcm 8 marzo 2020 recante ulteriori misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19 sull’intero territorio nazionale.

 

  1. Qual è l’arco temporale delle misure e quali territori sono impattati?

La validità delle nuove misure decorre dall’8 marzo fino al 3 aprile 2020.

Il decreto intende contrastare la diffusione del virus in Lombardia e nelle 14 province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola.

(Aggiornamento al video messaggio del Presidente del Consiglio, dal 10 marzo 2020 la zona rossa è estesa a tutta la penisola italiana)

 

  1. Come si devono comportare i datori di lavoro?

Nei territori citati al punto precedente, al datore di lavoro è fortemente raccomandato di: “evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”

 

  1. Se la mansione del dipendente non può essere svolta in remoto?

Per i dipendenti per i quali non è possibile la modalità dello smart working, occorrerà fare una valutazione caso per caso.

Il Decreto, al riguardo, dispone che: “si raccomanda ai datori di lavoro pubblici e privati di promuovere, durante il periodo di efficacia del presente decreto, la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario e di ferie, fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, comma 1, lettera r)”.

Pertanto una prima indicazione sarà quella di disporre ferie e permessi, oppure in mancanza è necessario valutare il ricorso ad ammortizzatori sociali qualora occorresse sospendere l’attività lavorativa in tutto o in parte.

  1. Il datore di lavoro può decidere di chiedere ai dipendenti di recarsi in azienda?

Si, purché a fronte di comprovate esigenze lavorative. Con riferimento a queste, tuttavia, il datore di lavoro avrebbe l’onere di certificarle (per lo meno con una dichiarazione formale, su carta intestata dell’azienda), motivandole specificamente.

Qualora il datore di lavoro abbia adottato ogni cautela, il rifiuto del dipendente sarebbe ingiustificato. Il dipendente sarebbe quindi obbligato ad adempiere la prestazione richiesta, altrimenti sarebbe soggetto a procedimenti disciplinari o sanzioni.

 

  1. Se il dipendente è contagiato come va gestito?

Se un dipendente registra alcuni sintomi (come febbre) è consigliabile restare a casa in malattia.

Il Decreto infatti dispone: “ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,50 C) è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante”.

Per tali soggetti interviene quindi formalmente la malattia e l’assenza va giustificata e gestita come tale.

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