La nota piattaforma di videoconferenze non è certo la responsabile, ma oramai tutti la chiamano la “Zoom fatigue” cioè l’insieme di disturbi generati da un eccesso di riunioni online.

Un problema che secondo un articolo apparso su Psychiatric Times riguarderebbe oltre 300 milioni di utenti quotidiani di Zoom, e che va oltre la generale situazione di stress in cui tutti viviamo in questi mesi.

La nostra specie si è evoluta sperimentando interazioni fisiche, che si fondano su tutto il repertorio di comunicazione verbale, non verbale e paraverbale.

Tutti elementi che la comunicazione digitale annienta o quanto meno altera.

La mancanza di informazioni di contesto, espressioni facciali o gesti impercettibili ci costringe a fare uno sforzo cognitivo non indifferente per dialogare con i nostri interlocutori.

E se durante le riunioni in presenza spostiamo lo sguardo per captare tutti i segnali prima accennati, adesso ci troviamo con una fila di facce, tra cui la nostra.

Proprio la nostra, a volte è l’elemento di disturbo o di distrazione, che non ci permette di vedere negli occhi i nostri interlocutori perché al tempo stesso se stiamo parlando dobbiamo rivolgere gli occhi alla telecamera.

Tutti i meccanismi che compromettono le delicate modalità di gratificazione legate alla maggior parte alle interazioni sociali.

A tutto questo si aggiunge l’ansia tecnica legata alla connessione o alla condivisione dello schermo.

Durante vari studi, alle migliori condizioni tecniche, il ritardo fisiologico che la connessione provoca tra domanda e risposta genera sfiducia e altre reazioni negative.

Inoltre, a questo si aggiunge, la costrizione di stare sempre seduti con una posizione corretta e la luce azzurrina che oltre a far male alla nostra vista provoca disturbi al ritmo sonno veglia.

Come ridurre i rischi?

In attesa di avere delle sale riunioni virtuali in grado di offrire un esperienza più simile a quella reale, gli esperti consigliano:

  • Non accendere la telecamera a meno che non si stia parlando
  • prendersi qualche pausa per muoversi e riposare gli occhi tra un incontro virtuale ed un altro.