Per chi ha studiato i grandi classici, Ovidio non è certo un estraneo, infatti nel poema Le Metamorfosi di Ovidio, Pigmalione si innamora perdutamente di una statua e riesce a ottenere dagli dei che la trasformino in una vera donna, Galatea, allo stesso modo noi potremo risvegliare tutto il potenziale umano delle persone che lavorano con noi semplicemente equilibrando la nostra maniera di trattarle.

 

Il cosiddetto “effetto Pigmalione” è stato per la prima volta preso in considerazione nel contesto scolastico: gli psicologi Rosenthal e Jacobson scoprirono che, quando un bambino viene ritenuto da un’insegnante poco predisposto ad una certa materia, viene trattato, spesso in maniera inconscia ed inconsapevole, in modo diverso dagli altri.

 

L’esperimento

L’équipe guidata dal ricercatore americano Robert Rosenthal ideò negli anni sessanta un esperimento nell’ambito della psicologia sociale, sottoponendo un gruppo di alunni di una scuola elementare californiana a un test di intelligenza. Successivamente selezionò, in modo casuale e senza rispettare l’esito e la graduatoria del test, un numero ristretto di bambini e informò gli insegnanti che si trattava di alunni molto intelligenti.

Rosenthal, dopo un anno, ripassò nella scuola, e verificò che i suoi selezionati, seppur scelti casualmente, avevano confermato in pieno le sue previsioni migliorando notevolmente il proprio rendimento scolastico fino a divenire i migliori della classe. Questo effetto, in questo caso benefico, si avverò grazie all’influenza positiva degli insegnanti che riuscirono a stimolare negli alunni segnalati da Rosenthal una viva passione e un forte interesse per gli studi.

 

Quel giudizio, sebbene non espresso verbalmente, viene comunque percepito e interiorizzato dall’alunno: ad esempio, quel bambino inizia a convincersi davvero di non essere portato per una determinata materia e pertanto studia meno, vive la materia con stress e apprensione e lascia che altri svolgano il suo compito perché più adatti.

Tutti questi comportamenti, non fanno altro che rafforzare la convinzione iniziale dell’insegnante.

Allo stesso tempo, le aspettative che gli insegnanti nutrono nei confronti degli alunni possono agire in senso inverso: in maniera del tutto inconsapevole, i bambini ritenuti più intelligenti in base ai test ricevono un trattamento speciale che li induce, sempre inconsapevolmente, a rispondere alle attese dei maestri nel tentativo di confermarle.

 

 

Ma se lo stesso trattamento psicologico lo perseveriamo in un contesto aziendale?

Per esempio, cosa accadrebbe in una tipica relazione manager-collaboratore?

Quando si ricopre il delicato ruolo di gestione di una o più persone, ci si relaziona con un sistema di aspettative proprie e altrui che influiscono sulle performance dei singoli, nonché sulla relazione.

Fortunatamente, lo stesso avviene anche per creare dei circoli virtuosi all’interno del proprio luogo di lavoro. Un manager che crede nei propri collaboratori si aspetta che siano in grado di gestire compiti sfidanti, generare idee di valore e portare avanti un progetto con competenza; in caso di errori, li aiuterà a comprenderli e superarli, consapevole che ognuno ha delle aree da sviluppare. La relazione instaurata sarà quindi di supporto, più tipica delle relazioni tra un allenatore e un giocatore impegnato in un percorso di crescita. Il collaboratore è così portato a rispondere a tali aspettative sfidanti, cercando il più possibile di non deluderle e stimolando al massimo le proprie capacità.

 

  • L’aumento delle aspettative migliora la leadership del capo
  • La considerazione che dà al dipendente stabilisce un rapporto di fiducia
  • Il dipendente vuole corrispondere alle aspettative del capo
  • Le aspettative del capo si auto avverano

 

Inconsciamente, seguendo questo schema, dall’altra parte cosa succede al dipendente meno performante ma ritenuto un Top Performer?

 

  • Il dipendente aumenta la sua efficacia personale e la sicurezza di sé
  • Si induce i dipendenti ad aspettarsi di più da sé stessi e le prestazioni migliorano
  • Essi vogliono “essere” di più

Tutto questo possiamo denominarlo come “Effetto Galatea” ovvero la statua di Pigmalione che diventò donna.

 

A quali aspetti deve dunque prestare attenzione un manager per migliorare la gestione delle sue persone?

Innanzitutto, trattandosi di schemi mentali che agiscono a livello inconscio, i giudizi e le aspettative devono essere portati alla luce, chiarendo il sistema di attese con cui ci si relaziona ai membri del team. Ecco alcune domande che un buon manager può costantemente porsi per smascherare i filtri con cui gestisce i propri collaboratori:

1) Quali sono le aspettative che ho nei confronti dei miei collaboratori?

2) Sono aspettative sufficientemente alte da divenire uno stimolo? E non troppo alte da essere vissute come irrealizzabili?

3) Qual è il potenziale che non sto liberando nelle mie persone e quali compiti posso assegnare loro per scoprirlo?

4) Come comunico le mie aspettative alle persone? Con una riunione in cui sottolineo quanto sono deluso da ciò che non hanno raggiunto o, invece, riconoscendo i loro sforzi ed supportandole a fare ancora meglio?

5) Quanto spesso i miei collaboratori ricevono feedback costruttivi e sentono che credo in loro e sto dando il massimo per accompagnarli nella loro crescita?