Tre istituti molto simili tra di loro e facilmente confondibili con il contratto di somministrazione di lavoro.

Ma della somministrazione ne parliamo qui.

 

L’appalto è un “contratto di risultato” cosi definito dalla Cassazione il 29.01.83 n. 821, mediante il quale una parte, che prende la denominazione di “appaltatore”, assume, con organizzazione di mezzi e gestione a proprio rischio, l’obbligazione per l’altra parte, denominata “appaltante” o “committente”, di compiere un’opera o prestare un servizio, verso un corrispettivo.

Definiamo subito il concetto di interposizione illecita cioè qualunque comportamento negoziale (appalto, fornitura, contratto d’opera) posto in essere da due datori di lavoro che coincida di fatto con una somministrazione di manodopera da parte di un soggetto non autorizzato.

Come distinguere, quindi, un contratto regolare d’appalto da un contratto di appalto fittizio?

In giurisprudenza sono stati elaborati indici e criteri rilevatori essenziali per identificare un appalto non genuino che possono sintetizzarsi come segue:

  1. Mancanza in capo all’appaltatore della qualifica di imprenditore o meglio di un’organizzazione (tecnica ed economica) di tipo imprenditoriale.
  2. Mancanza dell’effettivo esercizio del potere direttivo da parte dell’appaltatore
  3. La natura delle prestazioni svolte esula da quelle dell’appalto, afferendo a mansioni tipiche dei dipendenti de committente
  4. Impiego di capitali, macchine e attrezzature fornite dall’appaltante
  5. Corrispettivo pattuito in base alle ore effettive di lavoro

 

Il distacco, è un istituto che coinvolge tre diversi soggetti ma un unico rapporto di lavoro.

Si tratta di un ulteriore ipotesi accanto alla somministrazione di lavoro e all’appalto, in cui il lavoratore svolge di fatto la propria prestazione di lavoro nell’interesse di un soggetto diverso dal proprio datore di lavoro, con una scissione strutturale fra titolare giuridico del rapporto di lavoro e gestore – utilizzatore del medesimo rapporto lavorativo.

Si distinguono due tipi di distacco: proprio e improprio.

Parliamo di distacco proprio quando l’impresa distaccante invia uno o più dipendenti presso un’impresa distaccataria per svolgere prestazioni lavorative a favore di quest’ultima, inserendosi nel suo ciclo produttivo e/o commerciale ovvero nella sua organizzazione.

Differenziando dal distacco improrio, quando l’impresa distaccante invia uno o più dipendenti presso un’impresa “distaccattaria”, per svolgere l’opera o il servizio che forma oggetto del contratto (di appaltoo simile) in essere fra i due soggetti datoriali, restando alle dipendenze funzionali e gerarchiche della prima.

Come distinguere una forma di distacco da altri istituti come l’appalto e la somministrazione?

Anche qui la giurisprudenza è intervenuta individuando tre requisiti tipici:

  1. Il datore di lavoro distaccante deve avere una struttura imprenditoriale effettiva, dotata di una specifica organizzazione e di un’autonoma facoltà di azione e di gestione della realtà produttiva, commerciale o di servizio interessata;
  2. Il datore di lavoro distaccante deve risultare portatore di un diretto e rilevante interesse di tipo imprenditoriale alla realizzazione del distacco;
  3. Il lavoratore deve essere distaccato esclusivamente in modo temporaneo.

 

Codatorialità come esternalizzazione

Nel contesto di un’analisi generale sulle modalità innovative di organizzazione di sistemi di imprese attraverso fenomeni, anche in senso lato, di esternalizzazione, in relazioni commerciali e di lavoro fra le singole imprese rileva senza dubbio anche l’istituto della codatorialità per le imprese che sottoscrivono un contratto di rete di imprese.

Si tratta in sostanza della utilizzazione della prestazione lavorativa resa da uno o più dipendenti di una o più imprese che fanno parte di una rete di imprese a favore di uno, di alcuni o di tutti gli altri datori di lavoro.

Per completezza chiariremo cosa è un contratto di rete d’impresa.

Con questa forma di contratto più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati, attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura produttiva, organizzativa, commerciale, tecnica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.

Il contratto può anche prevedere l’istituzione di un fondo patrimoniale comune e la nomina di un organo comune incaricato di gestire, in nome e per conto dei partecipanti, l’esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso.

Come si nota, dunque, il contratto di rete d’impresa si presenta come una straordinaria flessibilità organizzativa e per una variabile modulazione delle tipologie di legami ai quali i retisti, a seconda dei casi e delle circostanze concrete, intendono vincolarsi.

Infine, per questo contratto come recita l’art.30, comma 4 ter, del D.Lgs n. 276/2003 << tra aziende che abbiano sottoscritto un contratto di rete d’impresa (..) è ammessa la codatorialità dei dipendenti ingaggiati con regole stabilite attraverso il contratto di rete stesso >>.

 

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