Sempre meno capi, ora si parla di squadre e team leader.

Da una ricerca dell’HR Trends and Salary Report 2018 realizzato da una divisione specializzata di Randstad in collaborazione con ASAG dell’università Cattolica di Milano è emerso che le aziende, in particolare i direttori del personale, sono interessati a rivoluzionare il modello di organizzazione nella propria impresa.

Viene visto di buon occhio il modello circolare perché con l’attuazione di questo modello viene promossa una responsabilità diffusa e un nuovo modo di valutare l’errore non come un danno ma come una fonte di apprendimento.

Ad oggi la situazione è agli esordi, infatti solo una piccola percentuale ha adottato il modello circolare come struttura organizzativa diventando le aziende apripista del modello circolare e partecipato.

Vediamo adesso i modelli organizzativi esistenti applicati nella maggior parte delle aziende. Modello Divisionale: Struttura aziendale per divisioni in base a prodotti, clienti o zone geografiche;

  • Modello Funzionale: Ogni unità organizzativa ha una funzione e dà delle direttive alle altre unità dell’impresa che dipendono dalle funzioni;
  • Modello a Matrice: fino a qualche tempo fa è stato ritenuto il modello elastico che incorpora il modello funzionale ma è atto a seguire le variazioni del contesto;
  • Modello Circolare: Organizzazione a sistema aperto che promuove una responsabilità diffusa.

Ogni modello ha i suoi pro e i suoi contro e soprattutto non c’è un modello universale che funziona per ogni azienda, infatti di solito c’è uno specialista che progetterà ad hoc il modello ideale per ogni azienda.

Si utilizzano dei modelli gerarchici – funzionali quando c’è bisogno di un elevato controllo della struttura e che responsabilità ed autorità siano chiare ed assolutamente non ambigue. Inoltre in per utilizzare questi modelli bisogna stendere procedure a tutti i livelli gerarchici dell’organizzazione.

Di contro avremo dei tempi di trasmissione lunghi e proporzionalmente aumenteranno a seconda del numero dei livelli gerarchici dell’organizzazione

Con l’aumentare del numero dei livelli gerarchici, aumenta la distanza tra la direzione e gli esecutori, con conseguente aumento dell’entropia.

Il modello divisionale è previsto quando un’azienda è presente su diversi mercati e in varie nazioni, ogni divisione ha un’autonomia elevata e presenta una propria struttura.

Sicuramente con questo modello avremo una miglior capacità di soddisfare i bisogni del cliente e cogliere innovazioni riguardo a quello specifico mercato o territorio in cui è presente la divisione ma di contro ci saranno difficoltà di coordinamento e sinergie tra le divisioni, problema che possiamo risolvere con la creazione di meccanismi di coordinamento interni (comitati, task force, ect.) .

Il modello a matrice si basa sulla creazione di gruppi interfunzionali temporanei e autonomi, guidati da un direttore di progetto, che si occupano di specifici progetti, infatti, la direzione generale si occupa esclusivamente di definire il portafoglio di progetti.

Possibili sono i rischi di conflitti tra project manager e responsabili funzionali e la ricollocazione del personale a fine di ogni progetto.

Come intuito non esiste la struttura ideale ma bisogna crearla ad hoc per ogni azienda in base ad elementi strutturali, alla linea di controllo desiderata, il mercato e il paese in cui si opera, alla struttura dei competitor e soprattutto alla flessibilità che si ambisce ad avere per soddisfare il cliente.

Riguardo all’adozione del modello circolare bisogna prima analizzare diversi fattori in azienda e poi stabilire se la propria struttura e i componenti sono adatti a questo nuovo tipo di organizzazione, diversamente, faremo più danni che creare vantaggi alla nostra impresa.

Una delle operazioni da fare preventivamente per sviluppare un’organizzazione circolare è creare o scegliere i Team Leader.

Chi è, e cosa fa un Team Leader?

Essere team leader non vuol dire comandare tutti a bacchetta e uniformare i destini e le sorti dell’azienda alla propria personalità, ma essere un autentico traghettatore, la guida, il condottiero del team e dell’azienda verso il successo (o verso la sconfitta).

Il team leader ha il compito di coordinare il gruppo da lui costituito verso la soluzione del problema, senza che tale soluzione ne venga influenzata dal suo intervento.

Il team leader deve saper porre la sua attenzione al processo della generazione delle idee, aiutare i membri del gruppo ad individuare soluzioni alternative lasciando loro la possibilità di esprimersi liberamente.

Molti team leader però tendono ad influenzare le decisioni del gruppo offrendo il loro contributo diretto e dimenticando che per effettuare un corretto processo decisionale bisogna lasciare spazio alla creatività per favorire la creazione di nuove idee.

Di seguito i cinque step di come un Team Leader accompagna il gruppo a raggiungere l’obiettivo:

1. Definire il problema

2. Usare il problema per generare soluzioni

3. Prevenire la valutazione prematura delle soluzioni

4. Astenersi dall’imporre la propria autorità

5. Contrastare le opinioni per stimolare il dibattito

La verità è che però la leadership non può basarsi soltanto sul talento naturale, ma dovrebbe piuttosto costruirsi con il tempo, con azioni tutte dirette verso il medesimo obiettivo e sviluppando un rapporto fiduciario con tutte le persone della nostra squadra, del nostro team, della nostra azienda o associazione.