Nelle aziende giapponesi i capi e i collaboratori hanno relazioni egualitarie dove il consenso di tutti è un requisito per le decisioni, piuttosto che una fonte di autorità.

Il top management è visto come un facilitatore del consenso che ha la responsabilità di mantenere l’armonia, in modo che i dipendenti possano lavorare assieme.

I top management ascoltano i middle management che a loro volta basano le loro pratiche su informazioni provenienti dal basso.

Hourensou e Genchi genbutsu sono concetti alla base del management.

 

Hourensou siginifica dare frequente feedback agli altri e tenere informate sul proprio lavoro le persone necessarie, rimanendo a propria volta aperti al feedback e alle indicazioni dei pari.

 

Genchi genbutsu significa sporcarsi le mani per identificare e risolvere subito i problemi.

 

 

Lo stile manageriale cinese è autoritario e direttivo, e i manager devono prendere le decisioni per tutti.

Le istruzioni sono sempre calate dall’alto: i senior manager danno ordini ai loro riporti e la catena di comando passa rigorosamente attraverso la gerarchia.

Questo è quello che vogliono e si aspettano sia i lavoratori sia i capi.

Secondo la teoria confuciana, molto presente nella società cinese, le relazioni sono per forza di cose ineguali, e le ineguaglianze vanno rispettate.

Il processo decisionale in Cina si basa sul rispetto, la gerarchia, la  disciplina e il ”salvare la faccia”.

Il conflitto aperto viene evitato a tutti i costi, anche quando il management sta prendendo chiaramente una decisione sbagliata.

 

 

Paragonate queste due culture organizzative opposte a questo punto sembra logico identificare la migliore.

La risposta è che la migliore non c’è.

L’organizzazione dipende, come abbiamo ripetuto anche negli articoli precedenti, da diversi fattori (dimensione dell’azienda, business, cultura manageriale, stile di leadership…)

Proprio come accade per la cultura nazionale, anche le organizzazioni, in quanto gruppi di individui, sviluppano nel tempo un insieme di significati, credenze e idee condivise che forma la base del funzionamento quotidiano delle attività.

Una considerazione però va fatta, meglio avere una cultura organizzativa propria, autentica e condivisa che scimmiottare qualche “modello pseudostarttappianoamericano” che le risorse non sentono proprio.