Il mondo dello sport (principalmente di squadra) e la vita in azienda sembrano due universi completamente diversi, invece sono molto simili tra di loro.

Nell’ultimo decennio metodologie come il coaching e mentoring praticate da grandi campioni, vengono utilizzate in azienda sempre più frequentemente.

Il concetto di gioco di squadra viene ribadito molteplici volte a quadri e impiegati dai propri dirigenti.

 

Chi si occupa di risorse umane quali vantaggi può trarre dal mondo sportivo?

L’evoluzione dell’area risorse umane è largamente riconosciuta, dall’ufficio paghe si è passato allo sviluppo delle risorse fino alla coltivazione dei talenti e al welfare aziendale.

C’è stato un tempo in cui i direttori del personale erano poliziotti o carabinieri in pensione, perché all’epoca servivano capacità organizzative e controllo.

Poi le aziende e i tempi sono cambiati, ora da un direttore hr ci si aspetta la capacità di anticipare i tempi, in un mondo i cui cardini del lavoro sono stati rivoluzionati: orario di lavoro, modalità lavorative e relazioni industriali, mobilità e comunicazione.

 

Il mondo sportivo è ancora pieno di possibili risvolti da esportare in azienda.

In un futuro non lontano è possibile che le agenzie per il lavoro e le società di selezione possano trasformare il loro attuale ruolo a quello di veri e propri “procuratori” di talenti, come evoluzione del servizio di head hunter.

Altri servizi come quello medico, non sarà una novità tra le scrivanie, visti i possibili costi che le aziende sostengono in caso di malattie o patologie gravi dei propri dipendenti.

Le risorse dell’azienda tenderanno a fare sempre di più squadra contro i propri competitors e per questo che dovranno essere formate, allenate e pronte a battersi in campi nazionali ed internazionali.

I manager dovranno essere veri è propri allenatori, cultori dei talenti e organizzatori della squadra. 

 

C’è da dire che l’avvicinamento del mondo sportivo a quello aziendale è bidirezionale, infatti le associazioni sportive sono diventate società per azioni e i successi sembrano essere sempre più legati ai fatturati che all’orgoglio della maglia, ma questo è un altro discorso.