Il merito del grande Luciano è stato quello di fare arrivare i grandi temi della filosofia ad una popolazione vastissima e soprattutto non ancora istruita, sviscerando e semplificando i toni aulici senza sminuirne i contenuti.

A distinguerlo quel tono non accademico, contrassegnato dalla naturalezza dei gesti, dalla semplicità degli esempi, dalla leggerezza del racconto che consentiva tutti, e in maniera diretta, di conoscere, di apprendere, di sapere.

Nel 2018, la sua città, Napoli e tutto il mondo hanno celebrato i suoi novanta anni.

 

Ma come possiamo seguire l’esempio del genio partenopeo nelle nostre aziende?

Certo portare la filosofia in azienda non è impresa da poco, eppure può essere interessante interpretare concetti come leadership, obiettivo o business alla luce delle speculazioni teoriche sulla responsabilità, la coscienza, il libero arbitrio.

Possiamo quindi pensare agli insegnamenti dei filosofi in una ordinaria giornata d’ufficio?

Certo, insegnando a riconoscere l’importanza che l’esercizio del pensiero può rivestire in moltissimi ambiti, primo fra tutti nello sbrogliare relazioni complicate.

Infatti, la base per un buon manager deve essere necessariamente il rapporto con gli altri.

La filosofia mette in campo i suoi saperi, metodi e strumenti per affrontare le problematiche specifiche che affliggono le persone e le organizzazioni in un contesto socio-economico complesso come quello attuale, rimettendo al centro concetti come: senso, responsabilità, riflessività, etica, valori.

 

Se l’immagine del filosofo lontano dalla quotidianità può suonare come una contraddizione rispetto alla cruda realtà del business, gli esperti spiegano che è necessario rimuovere i vecchi pregiudizi e accogliere il rinnovamento.

 

Investire tempo, denaro ed energie nella filosofia fa bene anche agli affari.

Chi vive e lavora senza avere una motivazione razionale forte, lo fa malvolentieri: produce peggio, crea difficoltà. Pensare, capire e riflettere sul senso del proprio “fare”, vuol dire invece lavorare meglio e rendere di più.

 

Quindi a cosa può servire la filosofia in azienda?

Far emergere motivazione, rafforzare la stima di sé e dell’azienda per cui si lavora, ridurre le fatiche quotidiane, migliorare il clima di lavoro, accrescere la produttività.

 

Il primo passo lo fece Gerd B. Achenbach nei primi anni ’80 in Germania aprendo il primo “studio professionale filosofico”, oggi la filosofia viene utilizzata cercando di riuscire dove psicoanalisi, guru, astrologi e maestri della New Age hanno fallito.

 

 

 “L’applicazione della razionalità semplifica le cose, al contrario della psicologia che in un luogo di lavoro rischia di accentuare i conflitti. Riuscire a costruire un pensiero che sia sorretto dalla riflessione sull’esperienza collettiva aiuta a stare meglio”.

(Cit. Emmanuele Adami, laureato in filosofia e specializzato in consulenza filosofica all’ISPP di Gerusalemme e alla Monclaire University del New Jersey)

 

 

Tante sono le domande in azienda, forse non hanno bisogno tutte di una risposta ma certamente hanno bisogno di una filosofia comune per poterle affrontare.

 

 

 

L’ultima frase del capolavoro di Luciano “Così parlò Bellavista” recita:

“In questo mondo del progresso, in questo mondo pieno di missili e di bombe atomiche, io penso che Napoli sia ancora l’ultima speranza che ha l’umanità per sopravvivere”

Nel senso che la città di Napoli è sempre stata la cerniera tra Oriente e Occidente, tra le nuove mode e le vecchie tradizioni, una sorta di equilibrio unico nel suo genere.

Qualsiasi cosa arrivi dall’esterno in questa città viene prima assimilato e poi perfezionato grazie alla genialità del popolo partenopeo.

Se sostituissimo Napoli con il termine azienda nella frase recitata precedentemente? Se anche la nostra azienda fosse in grado di assimilare gli input esterni e trasformarli nel prodotto finale perfetto.

Sicuramente questo non è sfuggito a grandi aziende, infatti non c’è da stupirsi che Apple ha aperto un centro di sviluppo nella città del Professor Bellavista.