Questa mattina ho avuto un déjà vu: dall’inizio dell’anno è già la decima volta che mi capita, e comincio a preoccuparmi.

Anche stavolta è successo la mattina, molto presto: durante la rassegna stampa, davanti alla mia inseparabile moka bruciacchiata che infonde un profumo di caffè ed Anni ‘80 in tutta la cucina, quando ancora una volta ho letto che in Italia i posti di lavoro ci sono, ma non si trovano i lavoratori.

“Che strano” ho pensato, “sono convinto di aver già visto questa notizia mentre i principali media, oggi, la danno come nuova e di prima mano. Forse è scaduto il mio abbonamento alle news e mi stanno propinando vecchi articoli spacciandoli per novità.”

Controllo il profilo ed i pagamenti.

Macchè, semaforo verde, l’importo mi è stato addebitato il primo del mese, ma sono sicuro di aver già notato questo titolo, accompagnato dalla terribile espressione “siamo nel mezzo di una Guerra del Talento”, tanto che sono certo di aver già pensato che è un modo di dire orrendo, perché se dobbiamo fare la guerra anche sul Talento allora siamo proprio alla frutta, altro che al caffè.

 

Difendermi.

Devo difendermi per non confondermi tra finzione onirica e realtà.

Devo fare qualcosa.

 

La soluzione migliore sarebbe quella di non ricordare nulla del proprio recente passato, un po’ come avviene in un romantico film di una quindicina d’anni fa, si chiama “50 Volte il Primo Bacio” in cui il protagonista Adam Sandler, si innamora all’istante di Drew Barrymore. Il giorno dopo i due si rincontrano, ma la ragazza non si ricorda affatto di lui perché, a seguito di un incidente avvenuto circa un anno prima, soffre di una grave forma di malattia cerebrale: ogni notte, mentre dorme, dimentica tutto ciò che era avvenuto il giorno stesso. Il padre, con il supporto di tutti gli amici, per evitarle lo choc di trovarsi in una condizione ignota, ogni mattina fa rivivere alla figlia l’ultimo giorno prima dell’incidente, ossia il suo compleanno. Venutone a conoscenza, Adam Sandler cerca allora di conquistarla ogni giorno in modo diverso.

 

No, non può funzionare, perchè io non sono Adam Sandler, né tantomeno Drew Barrymore, anche se molte persone dicono che ho un lato femminile molto sviluppato. E poi lui ogni giorno cambiava il modo di farla innamorare nuovamente, mentre qui i déjà vu sono tutti uguali.

Siamo forse alle prese con una specie di Gattopardismo, allora, perché tutti i cambiamenti sbandierati nel mondo del lavoro rischiano di far rimanere tutto uguale se poi parliamo sempre delle stesse cose? Da titoli e articoli dei giornali e dei media, alle prese sempre con le solite vicende, sembrerebbe di sì.

Esiste allora qualcosa che ancora non è stato detto, provato o immaginato per cambiare il corso degli avvenimenti e non ricadere nell’immobilismo dei déjà vu?

C’è qualcosa in grado di guidare le nuove tecnologie dedicate all’HR verso un loro utilizzo più consapevole ed oggettivo? La risposta è sì, e si chiama Outcome Based Assessment: un approccio che parte dai risultati che si vogliono raggiungere e marca la differenza con la retorica che invece si avviluppa senza speranza cercando delle spiegazioni se le cose non vanno per il verso giusto, come il lavoro che c’è mentre mancano i lavoratori.

Ancora una volta è SHL a darci lo spunto, perché secondo i numeri di una sua recente pubblicazione, negli ultimi due anni il tempo medio di reclutamento è quasi raddoppiato

e i manager sono sempre più insoddisfatti della qualità delle assunzioni.

Come se non bastasse, meno di un terzo dei programmi dedicati alle figure degli Alti Potenziali presenta un ritorno sugli investimenti.

 

Sembra aria fritta? Mettiamoci nei panni di un Amministratore Delegato, allora, o di un membro del Board: Costi che lievitano, tempi che si allungano, soddisfazione che langue e mancanza di formule chiare che calcolino il ROI.

Davvero qualcuno di noi pensa che sia sostenibile?

L’approccio di SHL basato sui risultati, invece, mette a disposizione delle imprese i dati necessari per rimarcare il legame tra la selezione e sviluppo dei talenti e gli obiettivi aziendali, consentendo di dimostrare e misurare un effettivo ritorno sugli investimenti.

Tutti questi elementi permettono di offrire consigli strategici opportunamente affinati e di influenzare direttamente il processo decisionale dell’azienda.

Perché non è semplice dare un valore al talento individuale, mentre invece è possibile assegnare una cifra alla differenza che fa un Outcomes Based Assessment.

E talvolta, i numeri sono più efficaci delle parole: seguendo questo percorso innovativo orientato al risultato, ad esempio, un Consiglio Comunale ha risparmiato ben 115 milioni di Euro identificando e promuovendo talenti interni invece di assumere personale proveniente dall’esterno, senza peraltro alimentare inspiegabili “guerre del talento”; mentre una Società come Bombardier durante una selezione di ingegneri ha assunto il 30% di laureate nonostante le donne rappresentassero appena 1/5 dei candidati.

 

Già, perché gli Outcome ci aiutano in tutti i campi, non solo quello finanziario: infatti SHL ha disegnato un framework di 10 risultati misurabili analiticamente che intercettano le esigenze più diffuse a livello aziendale:

  • FORZA DEL BRAND
  • COINVOLGIMENTO DEGLI STAKEHOLDER
  • CANDIDATE EXPERIENCE
  • ENGAGEMENT E RETENTION
  • QUALITÀ DELL’ASSUNZIONE
  • QUALITÀ DEI PROCESSI
  • PRODUTTIVITÀ
  • MOBILITÀ INTERNA
  • EFFICIENZA
  • DIVERSITÀ

Ehi, ma allora un momento.

A pensarci bene, tutti noi potremmo essere Adam Sandler: basterebbe raccontare la storia ogni giorno con un Outcome diverso.

Perché, in fondo, il rapporto con l’azienda non somiglia un po’ ad una storia d’amore?

 

L’autore dell’articolo è Filippo Gatti – filippo.gatti@shl.com

Filippo Gatti, romano, 42 anni, è un manager esperto di risorse umane. La sua missione è prevedere il comportamento delle persone in un contesto lavorativo. Consulente di Grandi Realtà nazionali e multinazionali in ambito People Strategy e Diversity, nutre da sempre la passione per le arti e la letteratura. 
Storyteller ed autore di romanzi, scrive “per farsi compagnia”.