Le sfide globali che i ruoli di Leadership devono fronteggiare tendono a differenziarsi a seconda del mercato in cui operano le moderne organizzazioni aziendali: così, ad esempio, “garantire la sicurezza delle persone e delle operazioni” è un comportamento che si associa principalmente ai Leader delle realtà produttive manifatturiere o dell’industria pesante. 

Tuttavia, il recente scoppio del Covid-19 dimostra quanto i contesti aziendali possano cambiare repentinamente e quanto i Leader debbano essere pronti alle sfide impreviste.

Nei momenti di grande incertezza e crescente preoccupazione, la collettività aziendale si affida ai propri manager, che hanno l’enorme responsabilità di prendere delle decisioni critiche che impattano sulla vita, non solo professionale, di ognuno di noi. Sarebbe bello poter dire che al verificarsi di questi eventi corrisponda il momento giusto per riflettere sulle persone più efficaci da destinare ai ruoli cruciali, ma a volte, purtroppo, non c’è più il tempo di poterlo fare.

Adesso non c’è più tempo.

Ancora più spesso, però, non si impara dal passato: e così accade troppe volte che un semaforo venga montato ad un incrocio pericoloso solo dopo un incidente mortale, o che le norme antisismiche impongano di rivedere regole ingegneristiche e materiali da costruzione soltanto in conseguenza di terremoti che provocano tragedie inimmaginabili. Che io ricordi, siamo sempre a rincorrere l’emergenza anteponendo scuse scellerate rispetto a quello che andava obbligatoriamente fatto. È l’Italia, o forse è la specie umana. L’augurio migliore che possiamo farci è che le B-Corp, le aziende che si impegnano verso gli stakeholder a raggiungere obiettivi di performance ambientali e sociali, crescano velocemente di numero rispetto allo sparuto gruppetto italiano composto da neanche 100 imprese.  

E così, allargando il campo ai giorni nostri, ci ritroviamo Leader politici che pensano di sconfiggere un’emergenza sanitaria mondiale facendosi un aperitivo in compagnia ed altri capipopolo che invitano la gente a visitare l’Italia nonostante alle porte ci sia un virus potenzialmente letale ed in continua mutazione che nessuno ancora conosce perché troppo giovane per essere stato studiato, capito ed infine contrastato. 

Se, invece, questa volta impareremo qualcosa da questa emergenza, di sicuro sarà la certezza del “cambiamento come normalità”: ci sono degli strumenti per identificare i comportamenti più adatti nel superare le emergenze, perché le sfide non si vincono a colpi di slogan per così dire “dirittistici”. E se possiamo identificare i comportamenti virtuosi, allora siamo anche in grado di misurare le persone ed i Leader individuando coloro che hanno un profilo più spiccato di altri nel lavorare e performare in contesti di crisi: il beneficio è duplice, perché le organizzazioni potranno affidare alle persone giuste i compiti strategici che coinvolgono la collettività, creando valore anche per la società civile.

Utilizzare i tanti strumenti di misurazione a disposizione delle aziende significa contribuire al progresso; inoltre è possibile farlo in pochi minuti, con procedure totalmente online ed in totale sicurezza sanitaria, senza aggravio di costi sulle risorse economiche. Infine, c’è il vantaggio che le soluzioni in grado di identificare i Leader si basano su rigorose ricerche scientifiche, testate globalmente: proprio come questa maledetta epidemia.

Ora, trasposti all’attuale crisi dovuta al Covid-19, gli attributi, nel vero senso della parola, che le donne e gli uomini nelle posizioni chiave devono dimostrare di avere, sono:

  1. Capire gli altri. Questo è il momento per i Leader di enfatizzare l’umanità condivisa.
  2. Capacità di persuasione. Ci sono decisioni scomode e immediate da prendere, in tutto il mondo. I Leader devono facilitare un’azione decisiva sul campo, mantenendo allineati gli uffici e comunicando efficacemente con i collaboratori.
  3. Condividere conoscenza e orientamento. Network Performance: in questo contesto è necessario che i Leader si colleghino a livello globale per condividere supporto, risorse e confrontare piani di emergenza. In una situazione senza un precedente analogo, la conoscenza è potere.
  4. Capire le emozioni. L’impatto psicologico dell’emergenza è sotto gli occhi di tutti: i Leader devono essere preparati per rispondere efficacemente ad una serie di interrogativi spesso dettati dalla paura o dalla rabbia. Quando si cerca di convincere le parti interessate a intraprendere o seguire drastiche azioni immediate, comprendere le prospettive e le motivazioni degli altri sarà un alleato influente.
  5. Agire eticamente. La ricaduta finanziaria è evidente in tutti i settori e nella crisi dei mercati globali. Eppure, questo è un momento di solidarietà del profitto per garantire che il minor numero di persone vulnerabili sul pianeta sia danneggiato. I Leader delle organizzazioni dalla grande influenza internazionale ora hanno davvero una grande responsabilità.
  6. Essere conformi a norme e regolamenti. Alcune Nazioni sono state molto reattive in termini di contenimento dell’emergenza e fornitura di linee guida per la società. Altri potrebbero non avere lo stesso livello di risorse o informazioni disponibili, lasciando un vuoto nella guida ufficiale. I Leader delle organizzazioni dovranno tenere costantemente d’occhio questi sviluppi, potenzialmente introducendo le proprie linee guida laddove mancassero a livello centrale e dare l’esempio seguendo le pratiche prescritte.

I contesti mutevoli sono un’opportunità di riflessione e questa crisi inaspettata è un importante promemoria della necessità di preparazione all’interno delle organizzazioni. 

I Leader devono essere strategicamente ponderati e attentamente misurati e sviluppati per svolgere questo ruolo. 

Individuarli è un dovere verso tutta la società. Verso tutti noi.

 

L’autore dell’articolo è Filippo Gatti – filippo.gatti@shl.com

Filippo Gatti, romano, 42 anni, è un manager esperto di risorse umane. La sua missione è prevedere il comportamento delle persone in un contesto lavorativo. Consulente di Grandi Realtà nazionali e multinazionali in ambito People Strategy e Diversity, nutre da sempre la passione per le arti e la letteratura. 
Storyteller ed autore di romanzi, scrive “per farsi compagnia”.