Qualche tempo fa abbiamo cercato di capire insieme che cosa fosse l’obsolescenza professionale e quali sono i fattori negativi che porta con sé. 

La questione riguarda il fatto che alcune skill, con lo sviluppo tecnologico o semplicemente perché non vengono più utilizzate, smettono di essere performanti. 

A cosa serve saper cucinare bene se si lavora in ambito amministrativo? 

Perché dovrebbe contare il fatto che una persona suoni uno strumento o faccia parte di una band?

Per una questione di formazione.

Avere degli hobbies è molto importante, ne abbiamo già parlato, perché permettono di mantenere allenate quelle skill che magari sul lavoro sovente non usiamo ma che potrebbero comunque esserci utili un giorno. Quindi, a mio dire, è un bene che le persone facciano anche altro al di fuori del lavoro e vedo sempre con sospetto quelle persone che dicono “il mio lavoro è la mia passione”. Certamente può essere vero, ma mi viene da pensare che tutto ciò che c’è al di fuori te lo perdi e quindi tutto ciò che quel “fuori” può insegnarti o potenziare non lo cogli.

Ma c’è anche un’altra strada per dare una spolverata a quelle competenze che non utilizziamo. Ed è la formazione, appunto.

Croce e delizia di un gran numero di professionisti, fare formazione vuol dire stravolgere i propri ritmi, orari e calendari, concentrarsi su qualcosa di teorico e combattere contro quella voce nella testa che dice “questa cosa non mi serve a niente, sto solo perdendo tempo”.

Ci sono due tipi di formazione dal mio punto di vista personale ( sono stato sia discente che formatore per alcuni anni, quindi conosco entrambe le realtà ) che sono quella esperienziale e quella educativa. La seconda ti insegna a fare qualcosa, la prima ad essere qualcosa. 

Nel contesto socio-lavorativo di questo periodo, dove la ricerca dell’eccellenza porta le persone ad essere sempre di corsa e sempre in dubbio su loro stesse, la prima cosa da trasformare è proprio il concetto di noi stessi. 

Ripetersi che non siamo in grado, che non siamo capaci, che non riusciremo mai fa si che effettivamente non riusciremo mai, per una mera questione di profezia che si auto avvera. Se invece lavorassimo sulla convinzione che con un po’ di impegno riusciamo a far quello che ci siamo imposti, cambia anche il nostro modo di intendere le cose.

Certo, magari con un po’ di esercizio e di forza di volontà si riesce anche da soli, ma a volte serve qualcuno che ti spinga a farlo, che ti insegni ad essere più performante verso te stesso\a. Ed esistono professionisti che lo fanno.

Ma attenzione, devono essere veri professionisti, certificati e comprovati. Perché purtroppo in questo mondo ci sono moltissimi personaggi che credono di poter aiutare le persone ma che in realtà non fanno altro che danni. 

Come puoi rendermi “la versione migliore di me stesso” se non hai l’esperienza per farlo? Come fai a dirmi che percorso intraprendere se neanche tu lo hai seguito quel percorso?

La propria formazione personale è molto importante; selezionatela con attenzione.

 

 

L’autore dell’articolo è Mauro Cerni

“Lavoro nel mondo delle Risorse Umane da diverso tempo, occupandomi di ricerca e selezione, onboarding, formazione e potenzialmente delle competenze. 
La formazione accademica in Antropologia ed Etnografia Culturale, unita alle diverse specializzazioni in psicologia cognitiva, hanno fatto si che comprendessi quanto importante sia la presenza dell’ “Altro” nei contesti lavorativi, sia per una questione di apertura mentale ma anche per permettere un effettivo e comprovato aumento delle capacità produttive del singolo.”