Le parole hanno un significato, hanno un suono ma anche anche un peso, che si lega alle caratteristiche dette poco prima.

Spesso, fin troppo spesso purtroppo, le persone non fanno caso alle parole che utilizzano, al tono e ai fenomeni sovrasegmentali che accompagnano una comunicazione, pensando che alla fine una frase detta in un certo modo non porti a nulla se non ad uno scambio di informazioni.

Se scavassimo nei nostri ricordi, è quasi certo che le cose che ricordiamo con più facilità sono quelle che ci hanno fatto stare più male e spesso leghiamo a quelle esperienze delle parole chiave le quali, se risentite, fanno tornare a galla un certo tipo di ricordo che ci causa dolore.

Fare attenzione a quello che si dice, a come lo si dice e a quando lo si dice è fondamentale in ogni ambito della vita, ma voglio porre una maggiore attenzione sull’ambito lavorativo e sul potere che hanno un le parole, male utilizzate, sulle persone.

Il contesto lavorativo è un contesto “altro” da quello sociale, anche se riflette in minima parte alcuni comportamenti dello stesso. Nonostante questa somiglianza, i comportamenti tra le due realtà devono essere diversi, per motivi di rispetto dell’autorità, della gerarchia e per il semplice fatto che si può avere un ottimo rapporto con i propri colleghi, ma rimangono colleghi e per questo motivo non bisogna passare un certo limite. 

Quando però una persona che non è in grado di comprendere il peso delle sue parole, o lo comprendere e quindi le usa volontariamente, comincia a sfruttarle per danneggiare una o più persone comincia a dare inizio a una concatenazione di ferite psichiche che alla fine si possono manifestare anche sul corpo.

Vi spiego in che modo:

Quando una parola o una serie di parole molto forti ( “scusate, il mio collega è un poco stupido quindi non ci faccia caso” ), magari rese in maniera comica secondo che le pronuncia, cominciano a diventare la norma nei confronti di quella persona, si sviluppa quello che si definisce sovraccarico allostatico, ossia una serie di reazioni\azioni tese a danneggiare sé stessi sia fisicamente che mentalmente.

Il fenomeno allostatico si ritrova spesso nello stress, che tra l’altro spesso nasce da comportamenti comunicativi errati.

Nel momento in cui nasce il sovraccarico, cominciamo a sentirci stanchi, doloranti, magari sfogando questo su diverse parti del soma. Molte persone che hanno sovraccarico allostatico faticano a dormire, non possono digerire, hanno frequenti mal di testa ecc, perché appunto sfogano la ferita emotiva sul corpo. 

Portando avanti questo tipo di comportamenti e subendoli, si ricade all’interno di quella che solitamente viene definita Sindrome dei Cuore Infranto, che fondamentalmente è definita come tale perché le ferite emotive arrivano quasi a causare dolori vascolari, come se quasi stessimo per avere un infarto, e da qui il nome della sindrome.

Nel momento in cui le parole vengono usate per creare discrepanze importanti nelle informazioni che vengono date ( questo spesso succede nel mondo del lavoro sviluppando episodi di mobbing ) in maniera volontaria, ci troviamo davanti a fenomeni di gaslighting, ossia una forma di violenza psicologica nella quale vengono presentate alla vittima false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione.

Quando questa cosa viene fatta volontariamente dalle persone, è definibile come manipolazione e sovente porta conseguenze molto negative su chi le riceve. E tutto questo nasce da delle semplici parole.

Siate consci di quello che dite e di come lo dice. Se non per voi stessi almeno per le persone che vi stanno intorno.

 

L’autore dell’articolo è Mauro Cerni

“Lavoro nel mondo delle Risorse Umane da diverso tempo, occupandomi di ricerca e selezione, onboarding, formazione e potenzialmente delle competenze. 
La formazione accademica in Antropologia ed Etnografia Culturale, unita alle diverse specializzazioni in psicologia cognitiva, hanno fatto si che comprendessi quanto importante sia la presenza dell’ “Altro” nei contesti lavorativi, sia per una questione di apertura mentale ma anche per permettere un effettivo e comprovato aumento delle capacità produttive del singolo.”