Cos’è il conflitto? Può essere definito come una situazione di disaccordo o contrasto intermini di interessi, esigenze, idee tra due o più persone.

Nelle organizzazioni possiamo distinguere tre diversi livelli di conflitto:

Intrapersonale

Interpersonale

Intergruppo

 

Il conflitto intrapersonale si sviluppa quando siamo incerti sulle aspettative delle persone con cui interagiamo o crediamo di non essere competenti o sufficientemente preparati per svolgere una determinata attività.

Un conflitto che coinvolge più individui è detto interpersonale. Nelle organizzazioni un esempio classico e il conflitto interpersonale tra il CEO e il consiglio di amministrazione sulla strategia da seguire. Molti dei conflitti interpersonali scaturiscono da competizione o da differenze di personalità o di valore percepito. Quasi tutte le aziende si trovano a gestire conflitti interpersonali. Per un’efficace gestione del conflitto interpersonale è importante tenere la discussione e il confronto sulle idee e sulle alternative di azione, piuttosto che sulle differenze personali.

Quando il conflitto non è tra gli individui bensì tra i gruppi si configura il terzo tipo, ovvero il conflitto intergruppo. Per gruppo s’intende una qualunque unità organizzativa, un funzione, un team.

 

Quali sono le cause del conflitto?

Riferendoci alle organizzazioni possiamo distinguere tre principali fattori di cause di conflitto:

I fattori individuali, o meglio le differenze tra le persone a livello di valori e convinzioni. Esse possono indurci a vedere negli altri la causa di un determinato problema che ci riguarda e quindi colpevolizzarli. In realtà il fatto che gli individui abbiano personalità differenti è del tutto naturale, quindi c’è bisogno solo di mitigare i conflitti guardando la situazione dalla prospettiva dell’altro.

I fattori organizzativi riguardano le modalità in cui sono strutturate le organizzazioni, tra essi possiamo includere:

  • La struttura organizzativa: infatti le unità che fanno parte della stessa struttura hanno obiettivi e specificità tali da generare possibili disaccordi
  • Risorse scarse: tempo, denaro e personale sono esempi molto comuni di risorse preziose. L’eventuale gestione tra le unità di come gestire queste risorse può essere causa di un conflitto
  • Interdipendenza delle attività: altro fattore comune di conflitto tra gli individui o i gruppi delle diverse unità
  • Obiettivi incompatibili: talvolta il conflitto si genera quando due o più individui o gruppi pensano che i loro obiettivi siano esclusivi.

 

Infine, non per ultimo, c’è il problema comunicativo, relativamente al contenuto oppure alla modalità con cui è trasmesso. Due articoli che possono ritornarvi utili sono “L’importanza della linguistica nelle comunicazioni di lavoro” , “Il feedback, la potente arma dei manager” e “La comunicazione tra i colleghi“.

 

Gli effetti positivi e negativi del conflitto nelle organizzazioni

Tra gli effetti positivi possiamo nominare:

  • Genera un più ampio insieme di idee e alternative per affrontare una determinata situazione
  • Permette di esplorare meglio alcune ipotesi che potrebbero essere superficiali
  • Aumenta la partecipazione e il coinvolgimento dei membri dell’organizzazione

Per effetti negativi intendiamo:

  • Aumenta il livello di stress e di ansia tra gli individui, con una conseguente riduzione della produttività e della soddisfazione
  • Crea un senso di delusione, che riduce il morale delle persone e la motivazione
  • Riduce la fiducia tra le persone, il che a sua volta danneggia la collaborazione e più in generale il lavoro di squadra

 

Come intuito i conflitti scaturiscono anche da un’azienda non ben organizzata. Delle possibili soluzioni possiamo trovarle qui, un articolo precedente sugli obiettivi dell’attività di progettazione organizzativa.