Napoleone li voleva fortunati prima ancora che bravi, e se lo diceva uno come lui ci possiamo fidare; Woody Allen, addirittura, apriva il meraviglioso film Match Point con un monologo che la dice lunga sulla sua idea di fortuna: “preferisco avere fotuna che talento”.

Chissà se si sarebbero ricreduti anche loro, come ho fatto io, scoprendo che al giorno d’oggi l’elemento più predittivo da considerare per prevedere il successo di un leader, se si vogliono fare le cose bene e con un approccio scientifico è il FATTORE C, dove la C però non sta per …ehm…Buona Sorte, ma per CONTESTO!

Il Mondo come oggi lo conosciamo, si sa, vive di mutamenti velocissimi e senza precedenti, tanto che secondo le previsioni delle migliori Società di Consulenza i nostri figli e nipoti cambieranno almeno 10 professioni nel corso della loro vita, di cui 7 ancora devono essere inventate. È normale quindi, che i leader fatichino a fronteggiare le sfide collegate alla maggiore complessità, all’interdipendenza ed al cambiamento. Nel frattempo, le organizzazioni non hanno ancora sviluppato nuove strategie di leadership per riflettere meglio il nuovo contesto lavorativo.

Il problema nasce dal fatto che molti modelli di sviluppo codificano un profilo unico di leader efficace in tutte le situazioni, una sorta di “one size fits all” che va bene per tutte le stagioni, e chi se ne importa se ho sempre sognato di andare a nuoto fino alla boa con il mio cane, mentre mia moglie ha deciso di prendere due chihuahua, posso sempre mettere un galleggiante nella vasca da bagno no? 

No. I chihauhua non sono i cani più adatti per arrivare fino alla boa a nuoto, ma possono essere anche loro dei leader. A casa mia, ad esempio, lo sono.

Secondo un’approfondita ricerca di SHL che ha coinvolto, a livello globale, 9.000 leader e più di 6.000 team di tutti i settori, la chiave per il successo consiste nell’abbinare i leader alle sfide a loro più consone e nell’allineare le attività di sviluppo alle sfide future cui i leader potranno far fronte.

Context Factor, lo hanno chiamato, ovvero il FATTORE C.

Contesto? Sfide? Cosa significa? C’è da aver paura?

Tranquillizziamo subito i deboli di cuore: per chi aspirasse a diventare, ad esempio, un “Guerrilla Marketing Strategist” non sono previsti corpo a corpo con guerriglieri sudamericani assetati di sangue; allo stesso tempo, chi volesse intraprendere la carriera diplomatica in questi tempi di revamping della Guerra Fredda, non dovrà sottoporsi a nuotate sotto zero nelle acque ghiacciate del Baltico. A dir la verità, un pochino ci dispiace per i collaudatori di materassi, in Italia una professione sempre molto…sognata, ma il loro sacrificio sull’altare della semplicità, dell’immediatezza e della SCIENZA sarà ben ripagato, ci possiamo scommettere.

La ricerca ha identificato 27 sfide di contesto per la leadership che hanno un peso maggiore sulla performance dei leader, tanto nel favorirla quanto nell’ostacolarla, ed i profili in possesso di determinate caratteristiche individuabili scientificamente hanno più probabilità di altri nel riuscire a superare meglio alcune sfide rispetto ad altre. 

Con risultati e benefici sorprendenti sul business: inserire strumenti oggettivi e dalle metriche robuste, che esaltino la predittività della performance dei leader si traduce in media in un 22% di incremento della performance dei leader stessi. E in termini di profitto? La ricerca riporta un valore di +4% sul net value, senza contare il rovescio della medaglia, ovvero che sbagliare 7-10 decisioni nel posizionare le persone in ruoli chiave non allineati può costare come minimo 1 milione di Euro alle casse aziendali. Pochi per non approfondire? 

Allora, cari Amministratori Delegati, CEO e Direttori Commerciali, fidatevi di quegli HR illuminati che vi presenteranno delle soluzioni data driven e CONTEXT ORIENTED per sviluppare la Leadership e, quando gli chiederete come hanno fatto ad aumentare la qualità e la predittività di recruiting e placement, non stupitevi se vi risponderanno che si sono affidati al…

Fattore C!

PS: ma non vi ho detto quali sono le 27 sfide e come interpretarle!!! 

 

L’autore dell’articolo è Filippo Gatti – filippo.gatti@shl.com

Filippo Gatti, romano, 42 anni, è un manager esperto di risorse umane. La sua missione è prevedere il comportamento delle persone in un contesto lavorativo. Consulente di Grandi Realtà nazionali e multinazionali in ambito People Strategy e Diversity, nutre da sempre la passione per le arti e la letteratura. 
Storyteller ed autore di romanzi, scrive “per farsi compagnia”.