Cresce lo Smart Working in Italia (grazie anche alla legge sul lavoro Agile) e continuano le sperimentazioni tra le imprese. 

Alcuni casi dimostrano che si tratta di un modello vincente, in grado non solo di soddisfare le esigenze di flessibilità dei lavoratori, di ridurre l’assenteismo e lo stress ma anche di aumentare la produttività.

Abbiamo condotto una piccola analisi sui feedback ricevuti da alcuni lavoratori Agili di un’azienda che da circa un anno ha attivato la nuova politica sulla propria popolazione aziendale.

Abbiamo scoperto che:

  • Lo Smart Working piace alle donne (particolarmente di una fascia compresa tra i 40 e 50 anni)
  • Per chi lavora a più di 50 Km dal posto di lavoro, è diminuito lo stress delle prime ore di lavoro;
  •  Molti lavoratori si accorgono di essere più produttivi avendo meno distrazioni.

 

Cogliamo anche alcune migliorie suggerite da chi sta sperimentando questa nuova forma di lavoro, che necessita del:

  • Il miglioramento dei sistemi audio visivi e della connessione internet;
  • La mancanza del contatto fisico con i colleghi per un periodo prolungato;
  • L’inadeguatezza dei propri responsabili che non sono pronti e formati alla gestione dei lavoratori in Smart working;
  • Un sistema che renda partecipe e istantanee le performance dei nuovi lavoratori.

 

Ma chi si sta adoperando per lanciare questo nuovo modo di lavorare?

Oltre la metà delle grandi aziende ha già o sta per lanciare iniziative più o meno strutturali di Smart Working.

Tra i paesi pionieri dello smart working l’Inghilterra che nel 2014 ha approvato la legge “Flexible Working Regulation” , l’Olanda che nel 2016 ha approvato il “Flexible Working Act” e il Belgio che attua iniziative di Smart Working già dal 2005.

 

 

“Smart Working significa ripensare il telelavoro in un ottica più intelligente, mettere in discussione i tradizionali vincoli legati a luogo e orario lasciando alle persone maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.

Autonomia, ma anche flessibilità, responsabilizzazione, valorizzazione dei talenti e fiducia diventano i principi chiave di questo nuovo approccio”.

Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano