Gli esseri umani sono diversi tra di loro non solamente per le caratteristiche fisiche o caratteriali\comportamentali, ma anche per una divisione che riusciamo immediatamente ad individuare.

La differenza tra una persona estroversa ed una introversa è marcata e la si riconosce immediatamente: è talmente palese che è davvero difficile non vedere la differenza. Ma cosa implica questa letterale divisione in due stili di approccio alla socialità?

Così come un colore forse, caldo e splendente risalta subito agli occhi, anche gli estroversi risultano più visibili alle persone, non solo perché sono “chiassosi”, ma anche perché saranno i primi ad avvicinarsi a chi non conoscono, per stringere amicizia e legami. L’introverso non lo si vede, non lo si sente ma è comunque presente.

Nonostante la distanza comportamentale, anche gli introversi hanno bisogno di eventi di socialità per divertirsi, ma di tanto in tanto hanno bisogno di ricaricarsi, allontanandosi da tutti rimanendo soli.

La risposta sulla ricerca della solitudine degli introversi arriva dalla scienza, che è riuscita a scoprire in che modo funziona il cervello di un introverso e perché, quindi, a volte ricerca la solitudine per ricaricarsi.

All’interno del nostro cervello si trovano due importanti elementi chimici, che sono la dopamina e l’acetilcholina. La prima è come se desse una scarica di energia in certo momenti della vita, come ad esempio quando si conoscono nuove persone o quando si assumono dei rischi. Gli introversi sono molto più sensibili alla ricezione della dopamina ed è per questo motivo che sono subito sovraesposti agli stimoli. Il loro cervello produce molta più dopamina in contesti che alle persone non introverse sembrano normali; per questo motivo non appena raggiungono i “livelli di guardia” devono allontanarsi, per sviluppare i livelli di acetilcholina.

Ovviamente, la maggior presenza di uno o dell’altro componente, portano le persone ad essere o estroverse o introverse. Ma in realtà esiste anche una terza caratteristica, ossia essere ambiversi.

Una persona ambiversa è quella che possiede simili livelli di dopamina e di acetilcholina, cosa che gli permette di gestire episodi sociali in maniera equilibrata, senza il bisogno di fuggire o di esplodere.

Ogni essere umano possiede un certo tipo di caratteristiche che in potenza lo rendono ideale in un certo tipo di contesto. Nel caso degli introversi, questi sono persone che riescono ad aumentare la produzione di acetilcholina concentrandosi su un certo stimolo, ascoltando una conversazione o prestando attenzione ad un certo contesto.

Dobbiamo tenere a mente che a volte chi decide di star solo in un certo contesto lo fa perché vede oltre rispetto al resto.

 

L’autore dell’articolo è Mauro Cerni

“Lavoro nel mondo delle Risorse Umane da diverso tempo, occupandomi di ricerca e selezione, onboarding, formazione e potenzialmente delle competenze. 
La formazione accademica in Antropologia ed Etnografia Culturale, unita alle diverse specializzazioni in psicologia cognitiva, hanno fatto si che comprendessi quanto importante sia la presenza dell’ “Altro” nei contesti lavorativi, sia per una questione di apertura mentale ma anche per permettere un effettivo e comprovato aumento delle capacità produttive del singolo.”