A livello globale quattro lavoratori su cinque stanno patendo la chiusura totale o parziale della propria attività produttiva, ma c’è chi assume dimostrando come strategia, visione a lungo termine, analisi e sperimentazione giocano un ruolo fondamentale.

In questo periodo storico gli uffici si sono svuotati e si sono trasferiti nelle nostre case (almeno per i più fortunati), alcune fabbriche si sono reinventate la produzione e invece di subire la crisi hanno creato comunque profitto.

Quali elementi sono stati determinanti?

In sintesi, penso due. Strutture e persone.

Strutture intese come investimenti fatti in “tempi di pace” e intendiamo piattaforme tecnologiche, automazioni avanzate, distribuzione su più canali e un livello avanzato di presenza in rete.

Ma le strutture senza le persone sarebbero inutili.

Quelle persone che hanno creduto che la propria azienda (anche se era un momento positivo) si dovesse dotare di alcuni software, dovesse automatizzare alcuni processi o doveva essere più presente sui social e analizzare i feedback dei clienti.

Le stesse persone che con accuratezza scelgono le persone da selezionare o premiare all’interno della propria organizzazione.

E questi sono i risultati, alcune aziende sono paralizzate altre vedono aumentare degli utili senza precedenti.

In un intervista sull’inserto 7 del Corriere della Sera in un intervento l’AD di Randstad, Marco Ceresa spiega che con il virus dovremo conviverci ma dovremo anche adattarci alle sue richieste, basta pensare alla carenza di personale sanitario, all’industria alimentare, alla grande distribuzione, al settore della chimica e farmaceutica e a tutti quei ruoli che hanno bisogno di competenze digitali, infatti il massiccio ricorso allo smartworking comporterà anche nuove occasioni di lavoro.

La buona notizia che il lavoro c’è ma bisogna adattarlo ai tempi e tutti devono essere coinvolti dalla piccola attività commerciale alla multinazionale.

E i professionisti delle Risorse Umane e le agenzie per il lavoro?

Mantengono un ruolo fondamentale, un ruolo che li vedrà protagonisti del cambiamento.

E’ possibile che le nuove ApL (o professionisti del lavoro) non si limitano ad incrociare la domanda e l’offerta di lavoro ma studiare l’organizzazione del cliente e ristrutturala anche magari con concetti di Risk Management.

Sociologi, studiosi di organizzazione aziendale, psicologi del lavoro saranno determinati nel prossimo periodo.

I recruiter (sia interni che esterni all’azienda) non saranno chiamati soltanto a selezionare i candidati ma dovranno essere inseriti nella task force per i nuovi progetti all’interno dell’azienda perché i manager lo sanno, i progetti sono tutti fantastici ma quello che contano sono le persone che conducono.

Nella redazione di People&Numbers siamo felici di scrivere di questo cambiamento e confrontarci con tanti HR e professionisti del lavoro pronti a dare il proprio contributo.