Partiamo dall’inizio, spiegando cos’è l’Open Innovation e perché interessa soprattutto alle piccole e medie imprese “andare oltre i confini della propria azienda”.

 

«L’open innovation è un paradigma che afferma che le imprese possono e debbono fare ricorso ad idee esterne, così come a quelle interne, ed accedere con percorsi interni ed esterni ai mercati se vogliono progredire nelle loro competenze tecnologiche.»

(Henry Chesbrough, 2006)

 

Per Open Innovation si intende il mutamento dei processi economici dovuti principalmente alla globalizzazione che ha costretto ad una riformulazione del concetto tradizionale di innovazione.

Con la mobilità data dal nuovo mercato del lavoro sta diventando sempre più difficile trattenere le conoscenze e i talenti all’interno delle mura aziendali, ed anche i mercati dei capitali, stanno maggiormente investendo su proposte di business fondate su combinazioni di saperi e apporti diversi. Inoltre si sta affermando come modello organizzativo di successo la filiera e le relazioni orizzontali tra imprese. Questo ha portato le aziende verso una apertura, da qui “open innovation” sia nella ricerca delle competenze sia per quanto riguarda innovazione e ricerca.

 

Non si ritiene che sia più necessario sviluppare internamente la ricerca per generare valore, ma la tendenza è quella di puntare su di un modello di business che sappia sfruttare e valorizzare al meglio le migliori innovazioni che il mercato offre all’esterno, trasferendole all’interno del nostro modello di business. La creazione di valore passa così da essere il risultato della trasformazione interna di input in output, nella sintesi migliore tra risorse interne ed esterne. L’innovazione chiusa offre benefici nel momento in cui il network interno è molto esteso da possedere tutte le risorse per poter sviluppare con continuità nuovi prodotti o servizi, quando però questo viene a mancare diventa più vantaggioso per l’azienda mettere in atto un networking che includa agenti esterni come università, start-up, istituti pubblici e privati, fornitori esterni, creando un flusso mobile di informazione e scambio più adattabile alla situazione attuale.

 

La domanda che si pongono ora gli imprenditori e i manager è:

Quanto è esteso il mio network aziendale in modo da sviluppare continuamente valore aggiunto sul mercato? Soprattutto ho il capitale sociale (persone e strumenti) per affrontare un mercato in piena evoluzione? Quanto mi costa?

Se la risposta non è positiva alle prime due domande, bisogna capire come rimediare.

La risposta è nell’andare oltre i confini aziendale e collaborare.

Per il passaggio da un modello tradizionale a quello dell’open innovation è stato di fondamentale importanza l’incremento sostanziale del numero di risorse esterne a cui le aziende possono attingere ed i soggetti utili alla cooperazione e collaborazione.

 

Quali sono le iniziative per diventare una PMI Open Innovation? Come collaborare?

Le grandi aziende che ora si sono aperte all’Open Innovation stanno, come al solito, standardizzando e scopiazzando le idee a vicenda.

Riportiamo tre esempi che molte grandi aziende stanno attuando nel loro processo per interagire con “il mondo esterno”.

 

CALL FOR IDEAS, HACKATHON, PREMI

Sono numerose le aziende che vanno a caccia di idee innovative utilizzando lo strumento della call for ideas, ovvero un concorso di idee solitamente rivolto a persone o imprese attive in specifici settori di mercato

Altre aziende possono decidere di mettere in piedi degli hackathon, gare di programmazione durante le quali chiedono a developer e programmatori di sviluppare soluzioni digitali innovative relative a un determinato settore in un arco di tempo circoscritto (24 o 48 continuative, in generale).

È anche possibile che le organizzazioni optino per l’assegnazione di premi quale metodo per individuare e dare rilievo alle realtà innovative che hanno suscitato il loro interesse e con le quali, eventualmente, intendono proseguire la relazione.

 

INCUBATORI E ACCELERATORI AZIENDALI

Per portare l’innovazione all’interno di un’impresa si può decidere di costituire incubatori o acceleratori di startup gestiti direttamente o indirettamente dall’azienda. Queste strutture hanno lo scopo di sostenere gli sforzi iniziali delle giovani società e accompagnarle nella loro crescita fornendo strumenti e spazi utili a sviluppare un business efficace. La supervisione del processo di accelerazione da parte dell’azienda può consentire una collaborazione più diretta e mirata.

 

PARTNERSHIP

Un altro percorso di open innovation riguarda la possibilità di stringere accordi con partner esterni. Possono essere accordi inter-aziendali, per cui un’impresa delega a un’altra, di solito più piccola, la creazione di determinate innovazioni o la produzione di specifici manufatti. Può trattarsi di contratti di collaborazione stipulati tra company e startup.

Multinazionali e imprese possono scegliere di avviare partnership e rapporti di collaborazione con università, centri di ricerca o gruppi di ricercatori. Oppure una grande azienda può allearsi con un’altra grande azienda, che magari fino a quel momento era considerata una potenziale concorrente, per raggiungere scopi comuni. In questo caso si parla di co-innovazione, paradigma dell’innovazione in base al quale nuove idee e approcci provenienti da risorse interne ed esterne sono integrate in una piattaforma per generare nuovi valori e beni condivisi da tutti gli stakeholders, compresi i consumatori.

 

ACQUISIZIONI

L’acquisizione, da parte di corporation o grandi aziende, di startup o pmi innovative è considerato uno degli strumenti principali per fare open innovation. Le aziende che rilevano la maggioranza delle quote delle nuove imprese si assicurano in un colpo solo idee, tecnologie e competenze. In diversi casi l’acquisizione comporta anche l’assunzione dei soci e/o dipendenti della startup, per mantenere una continuità con la gestione precedente e integrare nel proprio organico i talenti digitali individuati.

 

Quale sia la migliore? Dipende dal mercato, dalla situazione aziendale e dal prodotto/servizio che si mira a realizzare.

 

Quali sono le criticità di una collaborazione per una PMI?

Sicuramente in termini di svantaggio l’imprenditore avrà:

  • Una minore capacità di appropriarsi dell’innovazione, in quanto non si ha più il diritto a brevettare se l’innovazione è divulgata;
  • La ripartizione dei margini di guadagno ex ante è molto difficile da individuare;
  • Un minore incentivo ad innovare, in quanto collaborare richiede lunghi tempi di sviluppo (una soluzione alternativa potrebbe essere acquistare un’innovazione già testata e funzionate sul mercato, ma solo se si hanno capacità di assorbimento);
  • Aumento dei costi di coordinamento, costi relativi al contratto con i partner e la gestione delle varie risorse

 

In conclusione, la parola d’ordine è collaborare (con qualità).

Le PMI che collaborano interagiscono molto di più con il mondo esterno e sono “contaminate” da uno spirito di innovazione e da input che nella maggior parte dei casi generano maggior valor aggiunto, il che significa maggior continuità sul mercato e maggior business.