Le Ultime parole famose: quali sono le previsioni sbagliate più eclatanti della storia e perchè ognuno di noi non deve mai arrendersi, magari facendosi aiutare dai Big Data!

 

“Cartoni animati con un topo? Che idea orribile: terrorizzerà tutte le donne incinte!”

 

“Non li vogliamo. La loro musica non funziona e le band che usano la chitarra sono fuori moda.”

 

Se l’industria cinematografica e quella musicale avessero seguito le parole ed il giudizio di due alti dirigenti della Metro Goldwin Mayer e della Decca Records, l’infanzia di tutto il mondo avrebbe oggi un cartone animato ed un fumetto in meno, mentre i nostri genitori probabilmente non si sarebbero innamorati e baciati cullandosi sulle note dei Beatles!

E che dire di Charlie Chaplin? Sapete cosa dichiarò? Che “Il cinema è poco più di una moda temporanea!”.
Come è potuto accadere che persone esperte, di primissimo livello e preparazione non avessero riconosciuto da subito la genialità di Topolino ed il magico talento di quattro ragazzotti di Liverpool? E soprattutto, se è successo a loro di prendere degli abbagli così eclatanti, perchè non dovrebbe capitare anche a noi di prendere un granchio per questioni di più ordinaria quotidianità?

La risposta a questo quesito risiede in un insieme di fattori che sembrano essere stati messi lì apposta da qualche buontempone per tenderci un tranello fatale, per di più amplificato dalla situazione contingente.

Vogliamo citare un caso tipico della realtà aziendale? È presto fatto: prendiamo ad esempio il Recruiting che, come i Beatles e Topolino, potremmo definire un evergreen delle Risorse Umane.

Al giorno d’oggi, le tecnologie di machine learning ed intelligenza artificiale applicate ai Big Data e declinate in procedure rivolte alla selezione dei migliori candidati, trovano il “perfect fit” di moltissimi aspiranti che invece, fino a poco tempo prima, venivano scartati dai recuiter; a questo, bisogna necessariamente aggiungere che il mantra ossessivamente ripetuto nelle realtà produttive del mondo moderno è uno slogan che lascia poco margine agli HR ed alle figure manageriali:

“Di più. Meglio. Più rapidamente. Spendendo meno.”

 

Un cane che si morde la coda? All’apparenza sì, visto che secondo una recente ricerca di Forbes, il turnover è una delle voci di spesa più pesanti da sostenere nel conto economico delle imprese: sostituire un dipendente costa in media tra il 50 e l’80% del salario annuo di quella posizione, così le aziende stanno provando a ridurne il costo usando algoritmi complessi per identificare i profili più adatti, ma tali algoritmi sono ideati e costruiti da persone, quindi si corre il rischio che anch’essi siano imperfetti, come appunto il giudizio umano che è esposto ai BIAS cognitivi, i pregiudizi involontari: proprio quei tranelli da buontemponi di cui parlavamo prima

Come conciliare allora le due posizioni che, almeno stando a Topolino ed i Beatles e per stessa ammissione di Charlie Chaplin, sembrano inconciliabili?

 

Intanto, l’algoritmo ideale dovrebbe oggettivamente prevedere un business outcome, ovvero un benchmark legato a determinati KPI di produttività per fare le valutazioni definitive ex post; poi si dovrebbe basare su validazioni scientifiche concrete e robuste, in grado di delineare con certezza i comportamenti predittivi del successo grazie a risultati testati ed affidabili, altrimenti il rischio di non raggiungere gli obiettivi aziendali è addirittura del 37%…

Poco o tanto per non dare retta ai Big Data, visto che il Talento è la più grande barriera all’ingresso della execution strategy?

Ancora scettici? Allora diamo un’occhiata a queste due tabelle scientifiche:

Nella prima, in una scala tra 0 e 1 dove “1” è il massimo della predittività, e “0” è il minimo dell’affidabilità, è stato disegnato un ranking scientifico tra “fattori predittori” e affidabilità della previsione.

 

Nella seconda classifica, invece, è stata misurata, sempre tra 0 e 1 dove “0” è il minimo ed “1” il massimo, la previsione comportamentale delle persone in un ambito lavorativo a seconda dei vari strumenti utilizzati: se la grafologia e l’astrologia hanno un indice di predittività pari a zero, la combinazione Assessment/Questionari della Personalità legata ai modelli di competenza ha un’affidabilità maggiore addirittura della correlazione tra la vicinanza all’Equatore e la temperatura quotidiana, il binomio al primo posto della tabella precedente.

Alla luce di queste evidenze, possiamo dunque trarre delle prime conclusioni? Sì, ed almeno due in particolare: prima di tutto, meglio prendere meno medicine; poi che io ne esco a pezzi. Scoprire che l’astrologia non è affidabile proprio nell’anno in cui per il Cancro ci si aspetta un anno memorabile e pieno di successi fa crollare il mio castello di carta, sfatando il mito ancestrale delle congiunzioni astrali a cui ognuno di noi si affida alla bisogna, ed inoltre per nutrire la mia ipocondria sono anni che assumo un’aspirina ogni dieci giorni nell’intento di “fluidificare il sangue” ed ora, ahimè, scopro che è tutto inutile.

Non mi resta, allora, che aggrapparmi ai tre lati positivi di tutta questa storia:

  • Questa settimana è uscito il nuovo numero di Topolino
  • Ho appena comperato in libreria l’ultimo libro fotografico sui Beatles
  • SHL ha appena vinto il Premio Mondiale per l’affidabilità e la predittività dei suoi test: i BIAS cognitivi, adesso, hanno i giorni contati!

 

 

L’autore dell’articolo è Filippo Gatti – filippo.gatti@shl.com

Filippo Gatti, romano, 42 anni, è un manager esperto di risorse umane. La sua missione è prevedere il comportamento delle persone in un contesto lavorativo. Consulente di Grandi Realtà nazionali e multinazionali in ambito People Strategy e Diversity, nutre da sempre la passione per le arti e la letteratura. 
Storyteller ed autore di romanzi, scrive “per farsi compagnia”.