Come esseri umani, nasciamo possedendo una struttura fisica adatta alla comunicazione.

Il nostro “impianto fonico” è strutturato in modo che tutti quelli con i quali condividiamo un codice di comunicazione possano comprenderci, inoltre abbiamo anche la possibilità di imparare nuovi codici.

In questo modo la nostra possibilità di comunicare risulta potenzialmente infinita.

Eppure non siamo in grado di scrivere una mail. O meglio, non siamo mai certi di quello che scriviamo. 

Nel momento in cui siamo chiamati a scrivere in un certo modo ad una certa persona con una certa posizione, è come se perdessimo completamente le capacità linguistiche. Significanti e significati si mescolano, dimentichiamo le articolazioni verbali corrette e non siamo neanche più sicuri del fatto che sia corretto o meno scrivere il nostro nome per intero oppure scrivere solamente l’iniziale.

Cosa capita dentro di noi, cosa succede alle nostre capacità linguistiche?

Facile. Alle nostre capacità linguistiche non succede nulla, non siamo predisposti ad un’obsolescenza linguistica a seconda del contesto nel quale scriviamo. Semplicemente si tratta di una questione di tempo.

Nella comunicazione face to face siamo abituati a vedere le reazioni immediate delle persone, comprendendo in questo modo che tipo di effetto la nostra comunicazione sortisce. Nella scritta, invece, questa cosa non possiamo vederla e tendiamo a vivere con una sorta di ansia l’invio di comunicazioni, sopratutto a personaggi importanti.

La linguistica generale parla chiaro: le parole hanno un significato, un suono è un’influenza su chi legge e ascolta. Un testo deve essere chiaro, musicale e limpido. La punteggiatura deve essere corretta e la respirazione durante la lettura ( se si legge ad alta voce ) non deve essere sofferente. I testi che scriviamo, di qualsiasi tipo essi siano, devono essere limpidi e di facile lettura.

L’I.P.A ( Alfabeto Fonetico Internazionale ) parla chiaro: ogni fonema è anche un fono e di conseguenza produce un suono quando lo pronunciamo e lo leggiamo. Questo si produce nei luoghi di articolazione della bocca e ha una certa influenza sulla vibrazione delle ossa delle orecchie ( tre nello specifico sono incudine, martello e staffa ). Certo, possiamo pensare che se un testo lo leggiamo nella mente non produciamo suoni e di conseguenza non si creano fenomeni di “rumori sgradevoli”.

In realtà non è proprio così. Quando leggiamo nella nostra testa è come se “sentissimo” la nostra voce (anche se in realtà non la percepiamo veramente) e sentiamo anche se leggiamo in testo troppo pesante, complesso o…noioso.

Tutto questo è per dire che va bene essere prolissi, attenti all’utilizzo di un linguaggio aulico e professionale; ma dovete pensare anche al fatto che la persona che sta dall’altra parte è un essere umano come noi. Certo, le comunicazioni ufficiali richiedono una forma ed è giusto che sia cosi, ma i messaggi troppo ampollosi, le mail troppo elaborate e troppo arcaiche sono sicuramente interessanti da ricevere, ma non tutti riescono a percepirne la bellezza.

Di conseguenza, scrivere le vostre comunicazioni come meglio ritenete opportuno ma non dimenticate che dall’altra parte, alla fine, c’è un essere umano che difficilmente dorme con il dizionario di latino sotto il cuscino.

A Dio piacendo.

 

L’autore dell’articolo è Mauro Cerni

“Lavoro nel mondo delle Risorse Umane da diverso tempo, occupandomi di ricerca e selezione, onboarding, formazione e potenzialmente delle competenze. 
La formazione accademica in Antropologia ed Etnografia Culturale, unita alle diverse specializzazioni in psicologia cognitiva, hanno fatto si che comprendessi quanto importante sia la presenza dell’ “Altro” nei contesti lavorativi, sia per una questione di apertura mentale ma anche per permettere un effettivo e comprovato aumento delle capacità produttive del singolo.”