Uno dei comportamenti che più sono comuni alla specie umana, è l’abitudine.

Spesso la ripetizione ci dà un senso di sicurezza e ci permette di “dormire meglio”, sapendo che abbiamo qualcosa di stabile nella vita.

Inizialmente sono piccole cose, come il cenare sempre nello stesso posto, andare a correre sempre nella stessa strada. 

Razionalmente, decidiamo di seguire questi tipi di percorsi perché ci servono, ne abbiamo bisogno.

Ma dopo un po’ di tempo questi diventano degli episodi quasi obbligati, che perdono il senso che gli avevamo dato, per diventare comportamenti obbligatori che ormai non sappiamo neanche più perché li facciamo.

Si sviluppa una sorta di ristagno comportamentale, ossia una ripetizione di comportamenti che prima nascono in maniera prettamente razionale, ma che poi diventano irrazionali senza che ce ne rendiamo conto.

Un certo tipo di comportamento ripetuto rafforza la nostra convinzione di essere in una zona di confort nel mentre lo portiamo avanti, quando in realtà stiamo solo facendo si che un certo modo di essere venga ritualizzato, portando in questo modo alla perdita del significato stesso del comportamento.

E si arriva ad un momento della vita in cui il ristagno dei comportanti diventa quasi irreversibile.

Spesso, ma non sempre, coincide con la pensione. 

Tutto questo preambolo è utile per sottolineare l’importanza della creatività e degli hobbies: avere molte cose da fare tiene allenata la nostra creatività, ci permette di rendere più “agile” il nostro cervello, ci pone sfide e scopi diversi. Ma come si diceva poco sopra, bisogna fare attenzione che un comportamento non ristagni, non diventi abitudine e non perda di importanza.

Ma come possiamo fare perché questo non accada? 

Non serve cambiare hobbies o abitudini ogni volta, basta riempirli di nuovi significati o anche di piccole modifiche. Così, se a noi piace correre e facciamo sempre la stessa strada, cambiamo percorso, playlist ecc.

Sono piccole cose ma che hanno un effetto estremamente benefico sui comportamenti e sui significati che assegnamo agli stessi.

Sul lavoro la cosa è similare: anche qui abbiamo la nostra ritualità, i nostri schemi comportamentali che si ripetono sempre. Dobbiamo riempire i nostri comportamenti di significati nuovi e piccole modifiche. In questo modo non ci sarà un ristagno.

Inoltre questo potrebbe anche avere un beneficio sul lungo termine: abituare noi stessi ad un certo tipo di “mobilità” creativa ci permetterebbe sia di sviluppare maggiormente le nostre doti di problem solving, ma anche di non cadere nel tranello dell’autogiustificazione.

A volte la strada non battuta ci porta più velocemente al risultato sperato.

 

L’autore dell’articolo è Mauro Cerni

“Lavoro nel mondo delle Risorse Umane da diverso tempo, occupandomi di ricerca e selezione, onboarding, formazione e potenzialmente delle competenze. 
La formazione accademica in Antropologia ed Etnografia Culturale, unita alle diverse specializzazioni in psicologia cognitiva, hanno fatto si che comprendessi quanto importante sia la presenza dell’ “Altro” nei contesti lavorativi, sia per una questione di apertura mentale ma anche per permettere un effettivo e comprovato aumento delle capacità produttive del singolo.”