Ogni giorno, nel mondo, viaggiano più di 150 miliardi di mail e 42 miliardi di messaggi whattapp e ogni giorno siamo spinti a leggere tutta la mole di informazioni che riceviamo, convinti che tutto sia importante.

Nella vita di un professionista l’iperconnettività è un fenomeno normale, dobbiamo sempre essere presente e presentabili, sempre pronti a rispondere o a cercare.

E chi lavora nelle risorse umane questo lo sa bene: quale che sia il ruolo che la persona ricopre non servirà molto tempo prima che provi la sensazione delle centinaia di mail aziendali, del telefono dell’ufficio che squilla, dello smartphone che vibra costantemente.

Fa parte del lavoro che abbiamo scelto ed è una costante alla quale difficilmente possiamo rinunciare.

 

Ma a che prezzo? Dal punto di vista fisico e neurobiologico, cosa succede quando ad esempio, riceviamo una mail?

Partiamo da un presupposto: riceviamo e leggiamo le mail sia da smartphone che da pc. Ciò dovrebbe corrispondere al tenere una certa postura nell’utilizzo di questi device nel mentre che riceviamo le mail di cui sopra; postura che però non viene rispettata per i più svariati motivi. Fisicamente la nostra struttura ossea risente di questo modo sbagliato di porsi e a lungo andare questo porta ad un cambiamento radicale dell’assetto funzionale del nostro corpo. Ad esempio, l’utilizzo del pc o dello smartphone, per molti di noi corrisponde a tenere la testa piegati in avanti. Ciò corrisponde alla creazione di uno stimolo tensivo delle vertebre e ad un aumento del peso della testa piegata in avanti di quasi 30 kg, che ne peserebbe al massimo 10 (sulla nostra colonna vertebrale) se stessimo dritti. Tutti questi dati sono stati studiati e strutturati da Erik Peper, del Dipartimento Educazione alla Salute dalla S. Francisco State University.

Ovviamente questa cosa può essere percepita in tutti gli ambiti di utilizzo di device che comportano una postura scorretta.

 

E dal punto di vista neurobiologico, che succede quando riceviamo una mail?

Quello che succede riguarda la nostra attenzione e il nostro livello di stress, afferma la Prof.ssa Gloria Mark
In tutti, a prescindere dal ruolo ricoperto in azienda, ricevere una mail è fattore di stress e lo si capisce perché c’è un leggero aumento della sudorazione. Inoltre ricevere una comunicazione ci porta a fermare tutto quello che stavamo facendo per controllare, e questo è dannoso per la nostra capacità di concentrazione. Nel corso degli anni, infatti, la nostra capacità concentrazione è andata diminuendo drasticamente, e più le persone non riescono a mantenere la concentrazione, meno producono.

Ogni volta che stiamo lavorando a qualcosa di importante, ci fermiamo e controlliamo le mail, anche se magari non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione.
Per riprendere la concentrazione persa ci servono almeno, in media, 25 minuti. Secondo uno studio portato avanti negli Stati Uniti, queste continue interruzioni portano ad una perdita di 28 miliardi di ore di lavoro nelle aziende, con una successiva perdita di 588 miliardi di dollari l’anno. Senza contare la dose di stress alla quale siamo sempre sottoposti.

Tutto questo è portato dalla nostra perdita di concentrazione, che ad oggi richiede di passare da una cosa all’altra per essere ristabilita. Da questo punto di vista molti pensano che, essendo l’essere umano multitasking questo possa fare più cose insieme. In realtà noi non siamo multitasking, ma abbiamo solo la capacità di switchare rapidamente da una task all’altra, e questo corrisponde al fatto che dobbiamo sempre ristabilire la nostra attenzione, con un conseguente aumento dello stress e delpeggioramento della vita.

Ricevere e leggere mail è quindi una sorta di ossessione nella nostra testa, che ci spinge a portare avanti azioni compulsive, dagli esiti spesso dannosi ma non immaginabili.

 

 

L’autore dell’articolo è Mauro Cerni

“Lavoro nel mondo delle Risorse Umane da diverso tempo, occupandomi di ricerca e selezione, onboarding, formazione e potenzialmente delle competenze. 
La formazione accademica in Antropologia ed Etnografia Culturale, unita alle diverse specializzazioni in psicologia cognitiva, hanno fatto si che comprendessi quanto importante sia la presenza dell’ “Altro” nei contesti lavorativi, sia per una questione di apertura mentale ma anche per permettere un effettivo e comprovato aumento delle capacità produttive del singolo.”