Inquadramento ed aspetti contrattuali degli operatori del web in materia di marketing tra influencer ed aziende

Di Giovanni Della Porta – Avvocato e Consulente del Lavoro – www.studiodellaporta.it

 

Inquadramento ed aspetti Giuridici.

Le aziende , si rivolgono sempre più spesso ad influencer , youtuber , instangrammer per pubblicizzare i propri prodotti o la propria immagine tramite il web , per cui mentre i giuristi si interrogano per trovare il giusto posto a queste nuove figure , vediamo in pratica secondo la normativa vigente come predisporre tutele ed inquadrarli attualmente nel nostro ordinamento partendo appunto dall’inquadramento fino all’aspetto contrattuale , tutelandone le modalità operative.

Precisiamo innanzitutto cos’è un web influencer, ovvero un utente con migliaia di seguaci sparsi sui vari social network che può essere uno YouTuber , un’utente di qualche social network o avere un sito, ma in genere ha quasi sempre un blog sul quale scrive gli articoli per poi condividerli.

Ogni volta che condivide un post, una foto o un video, riesce a ricevere moltissime visualizzazioni grazie alla fiducia dei suoi fan. Questi professionisti possono operare all’interno di web agency o di grandi aziende con finalità di marketing, e cioè “richiamando” l’attenzione dei propri follower su determinati prodotti o servizi.

Tale attività, se ne rispetta i requisiti, rientra nelle forme di lavoro autonomo , quindi con adempimenti civilistici, amministrativi e contabili da rispettare. Partendo con l’analizzare le norme del codice civile evidenziamo l’art 2222 c.c. che precisa ovvero “nell’esercizio di una attività artistica o professionale sono valevoli le regole civilistiche in materia di contratto d’opera”. dunque, che si tratti di attività artistica o allo stesso tempo professionale, il soggetto pone sul mercato le sue qualità relative alle più svariate operazioni di marketing, di formazione, di recensione, di critica.

Infatti, è persino possibile porre un prezzo a tali contenuti online per cui è possibile inquadrare pienamente il soggetto fra quelli passivi di IVA alla strega di un lavoratore autonomo. Come giustifichiamo invece la monetizzazione in caso di incarichi saltuari? Se instangram ha subito trovato una soluzione tecnologica per giustificare la partecipazione attiva dei micro e macro influencer nella sponsorizzazione dei brand con le fotografie e i video, esiste infatti la funzione, per post e stories, di “paid partnership”, che permette di citare il brand che sta, effettivamente, pagando quel post , non bisogna cadere nell’errore spesso riscontrato tra gli internauti i quali leggendo on line la possibilità di lavorare con ritenuta d’acconto o prestazioni occasionali si basino esclusivamente su quest’ultime.

In realtà così non è perché la ritenuta d’acconto e la prestazione occasionale possono essere utilizzate, appunto, occasionalmente. Se l’ intenzione invece è quindi quella di rendere questa la tua principale fonte di reddito e di cercare collaborazioni, allora sarà necessario aprire partita IVA per cui l’art 5 del dpr 633 chiarisce che “per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio di professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche ovvero da parte di società semplici o di associazioni senza personalità giuridica”. Dunque è necessario l’elemento dell’abitualità di una “qualsiasi attività” valendo le regole stabilite per la generalità dei contribuenti: fatturazione, liquidazione e versamenti, dichiarazione.

Il reddito prodotto dunque da tale attività, se è al di sotto dei 5000 euro netti è esente da IVA e, se lordo, dall’iscrizione nella gestione separata INPS. Inoltre, se tale reddito è al di sotto dei 4800 euro, si è anche esenti dalla presentazione della dichiarazione dei redditi ai fini IRPEF. Si rammenta che il reddito derivante da prestazioni occasionali rientra nella categoria dei “redditi diversi “ex art. 67, comma 1, lettera l), del DPR n. 917/86 mentre i redditi da lavoro autonomo (anche quelli derivanti da attività occasionali), si determinano secondo quanto disciplinato dall’articolo 71, comma 2, del DPR n. 917/86. In particolare, “i redditi diversi sono tassati al momento del realizzo (principio di cassa) ma, a differenza di quelli di capitale, si deducono le spese e gli oneri di produzione e, con qualche eccezione, non sono soggetti a ritenuta alla fonte.” Dunque, abitualità o occasionalità fra codice civile e leggi speciali determinano l’inquadramento del soggetto passivo che qualora superi certe soglie (abitualmente) è considerato soggetto che produce reddito da lavoro autonomo o di società nel caso in cui si riscontrino i requisiti dell’organizzazione imprenditoriale dei mezzi di produzione/scambio e dell’eventuale presenza di soci e collaboratori subordinati.

Vediamo dunque cosa occorre per aprire una partita iva partendo dal codice ATECO al regime da utilizzare ed ai contributi previdenziali da versare. Aprire partita IVA è semplice e anche gratuito, inoltre si potrà aprire partita IVA in regime forfettario tra quelli vigenti, risparmiando cosi anche sulle tasse. Il regime forfettario infatti prevede numerose agevolazioni fiscali, a patto che non si superi una soglia di reddito, che è differente per ogni attività lavorativa così come classificate dal Codice ATECO , essendo il punto di partenza del calcolo del limite di fatturato annuo per la partita IVA.

Il codice, definito al momento di aprire partita IVA, non è unico. Possono infatti essere scelti più codici in base agli ambiti lavorativi in base alla tipologia di attività .Superata dunque la soglia dei 5.000 euro tramite una comunicazione online al Registro delle Imprese sarà possibile aprire una partita iva, sarà poi a cura del Registro delle Imprese l’invio della comunicazione sia alla Camera di Commercio che all’INPS dato che sono tenuti a iscriversi nell’apposita gestione previdenziale separata tenuta dall’ente previdenziale.

Esaminiamo dunque ora il regime forfettario ed i contributi da versare. Il regime forfettario è un regime fiscale che ti permette di pagare una sola tassa, l’imposta sostitutiva che è del 5% nei primi cinque anni e del 15% negli anni successivi.Per poter accedere al regime forfettario, come detto, è necessario rispettare un limite di reddito che per l’attività degli instagrammer (con il Codice ATECO indicato in precedenza) è di 30.000€. Inoltre, nel regime forfettario le imposte vengono pagate solo su una percentuale di reddito, il coefficiente di redditività, quindi la parte di reddito da tassare dipende dall’attività lavorativa. Per coloro che pubblicano delle foto su Instagram a scopi promozionali senza nessuna tipologia di vendita o affiliazione, i contributi previdenziali devono essere versati alla Gestione Separata INPS. In Italia è obbligatorio versare i contributi previdenziali e la cassa previdenziale di riferimento dipende dall’attività lavorativa.Tutti coloro che non rientrano nella categoria di Artigiani e Commercianti rientrano nella Gestione INPS. Per i liberi professionisti esistono numerose casse dedicate, mentre per coloro che non hanno una cassa dedicata si potrà fare riferimento alla Gestione Separata INPS. Questa ha un’aliquota sul reddito del 25,72%, che si paghera solo se si avranno effettivamente dei ricavi. Per gli aspetti restanti in materia fiscale valgono dunque le regole stabilite per la generalità dei contribuenti.ed appunto proprio per queste ragioni sarebbe necessario una “progressività” e un controllo fra web influencer o youtubers noti e che esercitano professionalmente l’attività e quelli che occasionalmente, come hobby, si dedicano alla produzione/scambio di servizi per evitare disparità ,soprattutto il problema del controllo e della dichiarazione veritiera resta ancora un tema aperto.

 

Aspetti Contrattuali per aziende ed influencer.

Sono sempre in crescita le domande pervenute di richieste in merito a progetti d’influencer marketing , ovvero se sia necessario avere un contratto , che caratteristiche dovrebbe avere. Una normativa in merito alle pratiche dell’influenza online esiste in realtà già da tempo. In Francia, l’articolo 20 della legge del 21 giugno 2004, che riguarda la fiducia nell’ambito dell’economia digitale, stipula: “Sono considerate fraudolente le pratiche commerciali mirate a utilizzare un contenuto proveniente da un media per fare la promozione di un prodotto o di un servizio dietro pagamento da parte del professionista, senza che questo sia indicato chiaramente all’interno del contenuto a mezzo di immagini o suoni chiaramente identificabili dal consumatore.”

La normativa obbliga pertanto a fare menzione chiara dell’aspetto promozionale di qualsiasi contenuto pubblicato da un influencer. In Francia l’organismo preposto alla regolazione di questo settore è l’ARPP (Autorità di regolazione professionale della pubblicità), il quale ha annunciato di aver aumentato la vigilanza in merito agli articoli sponsorizzati. Negli USA, è la FTC ad occupare una funzione di controllo in merito a queste problematiche, anche se le regole americane sono meno rigide: un semplice hashtag con il nome del marchio può in molti casi essere considerato sufficiente …altri influencer si accontentano di un semplice #ad o #sp (per “sponsorizzato”) …pratica un po’ al limite dell’accettabile.Su Instagram, la piattaforma permette di indicare un “partenariato” con un marchio. Si consiglia dunque di obbligare l’influencer a ricorrere sistematicamente a questa funzionalità al momento della pubblicazione del contenuto. I blog, invece, hanno l’obbligo di differenziare chiaramente un articolo classico di una pubblicità informativa.

Non è solo una questione di etica, ma soprattutto di legalità. Per cui nel contratto sarebbe necessario includere il rispetto di queste regole per poter avere possibilità di controllare al massimo le tempistiche , ed è essenziale quindi indicare nel contratto tutti gli elementi che riguardano la dimensione cronologica del partenariato, ovvero:

  • La durata

 

  1. La deadline per presentare il contenuto creato in vista di approvazione,
  2. l timing esatto della pubblicazione del o dei contenuti (giorno e ora),
  3. La data in cui le pubblicazioni possono o devono essere eliminate.

Non bisogna esitare ad essere il più precisi possibili in merito al timing di diffusione del contenuto da parte dell’influencer. Un articolo pubblicato alle 13.00 non avrebbe sicuramente lo stesso impatto se pubblicato a mezzanotte. Nell’ambito di una collaborazione internazionale ricordiamo di indicare date e orari di pubblicazione desiderati, precisando sempre il fuso orario di riferimento. Per evitare confusioni, inoltre indicare il timing corrispondente al fuso orario dell’influencer.

 

Retribuzione

È essenziale descrivere sul contratto le modalità pecuniarie del partenariato. Il compenso pattuito dev’essere scritto nero su bianco, anche se non verrà versato in moneta sonante. Se l’influencer riceve in cambio una certa forma di visibilità offerta gratuitamente dal prodotto, consigliamo di indicare il valore commerciale del prodotto in questione. Se il compenso consiste in un viaggio, anche là è preferibile indicare chiaramente che cosa è compreso o meno (spese alimentari, assicurazioni di viaggio, spese di annullamento, etc.).L’esistenza di una transazione tra le due parti è la ragione principale per cui un contratto è necessario. In caso di rimunerazione vera e propria inoltre è consigliabile frazionare il pagamento come segue:

  1. Il 30% della somma totale va pagata in anticipo.
  2. Il 70% va versato una volta che il partenariato è stato completato nel rispetto dei termini previsti dal contratto.

Inoltre, ti è possibile prevedere un’eventuale sanzione in caso di non rispetto delle scadenze previste.

 

Proprietà del contenuto creato

Il contenuto creato dall’influencer rimane di sua proprietà, per questioni legate ai diritti d’autore. Tuttavia, può sempre includere nel contratto una clausola che autorizza a riutilizzare il contenuto in questione. Bisogna accertare in tal caso di indicare i supporti interessati: social, siti internet, print, etc.Questa clausola dovrà indicare fino a quando si potrà godere di questo diritto; infatti, sarà gioco forza questione di un lasso di tempo definito. In caso di controversia un giudice avrà il potere di annullare questa clausola, dichiarandola abusiva se necessario.

 

Clausola di esclusività o di non-competizione

Se si desidera stipulare un partenariato con una figura di spicco di settore, non si vorrà sicuramente che l’influencer sostenga il concorrente diretto la settimana seguente. Sembra ridicolo , eppure, è già successo. È una situazione particolarmente delicata, che potrebbe pregiudicare una percezione autentica della campagna da parte dell’opinione pubblica. Evitare dunque di concludere partenariati con influencer che hanno lavorato recentemente per un concorrente. La clausola di esclusività dev’essere limitata a un lasso di tempo ben preciso, generalmente fissato intorno a un anno. Non cedere all’avidità: una clausola troppo lunga rischierebbe di essere annullata da un giudice in caso di contenzioso. Eesigere l’esclusività di un influencer per un periodo di 5 anni è irrealizzabile, salvo nel caso in cui esso diventi il tuo Ambasciatore di marchio, ma in tal caso sarà necessario retribuirlo di conseguenza ed assumerlo.

Può sembrare ovvio, ma preferiamo ricordarti che un contratto va firmato da entrambe le Parti interessate, e firmato correttamente, ovvero tramite firma elettronica omologata (tipo YouSign) o firma manuale, con scanner del documento. La presenza di una clausola di esclusività sta a significare in teoria un compenso più elevato per l’influencer, in quanto si priva di qualsiasi possibilità di partenariato con altri attori del settore per un periodo di tempo ben preciso, e naturalmente è un servizio che va remunerato.

 

Pratiche Fraudolente : fare attenzione ai profili Fake con followers falsi

Il 15% degli account Twitter sono fasulli, su Facebook sono stati individuati 60 milioni di falsi account, e Instagram non è da meno: internet è il paradiso dell’artificiale. L’influencer con chi si sta discutendo è senz’altro umano in carne ed ossa ,la questione riguarda invece i followers di quest’ultimo. Comprare finti followers è una pratica ricorrente e facile da mettere in atto, come anche il ricorso ad altri servizi, capaci di generare finte interazioni per aumentare in cambio il numero di abbonamenti.Sul contratto ti è possibile esigere da parte dell’influencer che egli sia in grado di certificare l’autenticità della sua influenza, e la garanzia del non-ricorso a eventuali pratiche fraudolente. È un tema sensibile, e questa clausola non sarà in grado di proteggerti completamente, ma includerla non costa nulla, e ti permetterà di chiamare a rispondere il finto “influencer” in caso di eventuali problemi.

Fonti: ipsoa , cedam , sole 24 ore , ius in itinere , diritto e lavoro , diritto più

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