Non sia mai che qualcuno di noi nutrisse qualche dubbio, perché puntuale come un orologio svizzero, infatti, anche quest’anno la pellicola con Eddie Murphy e Dan Aykroyd sarà proiettata alla Vigilia di Natale su Italia 1; ma il mio non è solo un drammatico countdown che scandisce inesorabilmente la solita crisi profonda in cui sono piombato per il regalo da comperare a mia moglie: in realtà aspetto la proiezione perché scommetto che, stavolta, guarderemo il film con occhi diversi, poiché tralasciando il discutibile costume di un certo Cinema degli Anni ’80 in cui Eddie Murphy veniva tranquillamente apostrofato negro tra le risate degli spettatori, la trama di questo cult – invero poco natalizio onestamente – nonostante il suo cinismo e la sua scorrettezza politica ci riporta un messaggio che mette al centro la persona.

Se pensate che mi abbia dato di volta il cervello, non andate oltre e smettete di leggere, vi assicuro che lo capisco: quello che sto per scrivere non è per tutti, lo so che tra noi ci possono essere persone che, sotto sotto, pensano che Mario Balotelli non sia del tutto italiano…

Se invece qualcuno subodorasse qualcosa di diverso dal solito, resti con me: non se ne pentirà, perché sveleremo un sacco di dati interessanti!

Ma partiamo dalla storia del film, che peraltro è ben nota: i fratelli Duke, due anziani ricconi senza scrupoli, giocano con la vita di altri due personaggi opposti, un bianco ricco e rampante ed un nero povero e derelitto.

Mortimer Duke sostiene che Winthorpe, il bianco, è geneticamente migliore di Valentine, il nero; mentre il fratello Randolph sostiene che Winthorpe e Valentine si equivalgono, perché ogni uomo nelle giuste condizioni può eccellere: i due scommettono un dollaro se siano o meno le condizioni ambientali a rendere un uomo un poveraccio o un gentiluomo.

Alla fine, i fratelli Duke perdono entrambi, perché si scontrano con l’ingegno di Winthorpe e Valentine, che aiutati dal maggiordomo Coleman e dalla prostituta Ophelia umiliano e distruggono i due ricconi non in nome della giustizia, dei sentimenti o della lotta di classe, ma in nome di una cosa ancora più umana: le attitudini e le capacità di creare valore partendo dalle persone, perché l’uomo eccezionale si allea con altri, aumentando il potenziale grazie alla diversità: ed esiste un team più diversificato di quello rappresentato nel film da Winthorpe Dan Aykroyd, Valentine Eddie Murphy ed i loro soci?

Non a caso quindi la pellicola calza a pennello con i nostri giorni, perché mai come in questo periodo la Diversità è un concetto di importanza strategica nel mondo economico, tanto che da tema discusso sottovoce in ristretti circoli HR dal vago sapore della “Loggia dei Poeti Estinti”, Diversity&Inclusion è oggi un argomento condiviso e dibattuto sui principali tavoli aziendali e governativi e, credetemi, non è solo una questione umanistica: secondo una recente ricerca di McKinsey&Company, infatti, esiste una strettissima relazione tra il livello di diversità organizzativa (definito da una maggiore percentuale di donne e minoranze etniche nei ruoli di leadership, ad esempio) e le prestazioni finanziarie delle aziende: guardate cosa ci dicono i dati,

Esiste un metodo per dare propulsione a questo nuovo modello organizzativo che lega la Diversità al benessere, anche e soprattutto economico, delle comunità aziendali?

Rispondere concretamente a questo interrogativo diventa cruciale, perché altrimenti le ricerche rimangono solo numeri incapaci di guidarci verso un vero e proprio cambiamento, dando corda così alla principale critica che viene mossa agli HR Manager o alle società di consulenza: tutto bellissimo, ma poca applicabilità nei contesti complessi.

Allora, la buona, anzi ottima notizia è che sì, esistono una serie di metodi scientifici alla portata di tutti che ci aiutano nel perseguire risultati maggiori in termini di creazione di valore, aumentando il coefficiente di Diversità e Inclusione delle moderne organizzazioni aziendali.

Io li ho testati personalmente e sono convinto che rappresentino concretamente la grande differenza che c’è tra parlare di Diversità e Inclusione ed applicare la Diversità e l’Inclusione.

Scommettiamo che funzionano?

Come dite? Quanto scommettiamo?

 

Ma ovviamente…UN DOLLARO!

 

L’autore dell’articolo è Filippo Gatti – filippo.gatti@shl.com

Filippo Gatti, romano, 42 anni, è un manager esperto di risorse umane. La sua missione è prevedere il comportamento delle persone in un contesto lavorativo. Consulente di Grandi Realtà nazionali e multinazionali in ambito People Strategy e Diversity, nutre da sempre la passione per le arti e la letteratura. 
Storyteller ed autore di romanzi, scrive “per farsi compagnia”.