Le organizzazioni si sentono obbligate a crescere, ma quanto e fino a quali dimensioni?

Quale dimensione è la più equilibrata per un’organizzazione che si prefigge di competere in un ambiente globale in rapido mutamento?

Grandi dimensioni

Le grandi organizzazioni sono riuscite a superare le congiunture economiche negative degli ultimi anni molto meglio rispetto alle piccole imprese, molte delle quali lottano ancora per la sopravvivenza o sono state estromesse dal mercato.

Le organizzazioni con una dimensione notevole, inoltre dispongono delle risorse necessarie per fornire maggiore sostegno sociale alle comunità all’interno delle quali sono inserite.

Esse sono in grado di riprendere l’attività più rapidamente, offrendo ai dipendenti e alle comunità locali un senso di sicurezza e protezione in un periodo di incertezze.

Le grandi aziende sono standardizzate, spesso complesse e funzionanti in maniera meccanicistica. La complessità genera centinaia di specializzazioni funzionali all’interno dell’organizzazione per eseguire compiti e realizzare prodotti a loro volta complessi.

Inoltre, le grandi organizzazioni, una volta consolidatesi possono costituire una presenza che rende stabile un mercato per anni.

I manager possono entrare in azienda e aspettarsi una carriera simile a quella che era usuale negli anni Cinquanta e Sessanta, infatti l’organizzazione può offrire longevità di carriera, aumenti e promozioni.

Piccole dimensioni

La tesi opposta sostiene la teoria del “piccolo è bello”, basandosi sul fatto che i requisiti cruciali per il successo in un’economia globale sono la reattività e la flessibilità in mercati che cambiano rapidamente.

Le piccole dimensioni possono offrire vantaggi significativi in termini di velocità di reazione ai cambiamenti dei bisogni del consumatore o alle mutevoli condizione dell’ambiente e del mercato.

Inoltre, nelle piccole organizzazioni spesso i dipendenti profondono maggiore impegno nel lavoro perché l’ambiente facilita la sensazione di far parte di una comunità.

Di norma gli individui si occupano di diversi compiti, anziché svolgere lavori specializzati e circoscritti.

Per molti lavorare in una piccola azienda è più stimolante e gratificante che lavorare in una grande organizzazione.

 

Il paradosso è rappresentato dal fatto che i vantaggi delle piccole aziende a volte permettono loro di avere successo e, perciò, di diventare grandi.

Le piccole aziende, tuttavia, possono diventare vittime del proprio successo nel momento in cui raggiungono grandi dimensioni, spostandosi verso una struttura meccanica che evidenzia le gerarchie verticali e produce burocrati piuttosto che imprenditori.

Le aziende gigantesche sono “costruite per ottimizzare, non per innovare”.

Le grandi aziende s’impegnano nei prodotti e nelle tecnologie esistenti e incontrano difficoltà nel supportare le innovazioni per il futuro.  

 

Quale soluzione?

Una soluzione è stata trovata da molte aziende ed è quella che Jack Welck, ex presidente e CEO della General Electric chiama “ibrido grande/piccola azienda” che unisce le risorse e il raggio d’azione di una grande azienda con la semplicità e la flessibilità di una piccola.

Utilizzano un “approccio ambidestro”.

Alcuni esempi che vale la pena riportare sono l’azienda londinese Misys, operante nel settore informatico che ha creato da un’ unità una piccola azienda satellite Misys Open Source Solutions in cui ha raggruppato tutti i dipendenti più creativi per risolvere problemi in ambito prettamente ospedaliero.

Altro esempio, totalmente diverso ma che utilizza questa filosofia è la ristrutturazione affrontata dall’azienda Johnson & Johnson che ha creato 250 piccole società separate che operano in 57 paesi, in questo modo tutte le società godono di una buona flessibilità ma anche delle risorse inestimabili della capogruppo.

Anche le multinazionali italiane non scherzano, per esempio nel campo energetico si stanno verificando da parte di grandi aziende importanti riorganizzazioni proprio per far fronte al nuovo mercato dell’energia che richiede maggiore innovazione e cura del cliente.