Il periodo di difficoltà che stiamo vivendo ricalca sopratutto, per quanto riguarda il mestiere delle risorse umane, nella fondamentale difficoltà di comunicazione face to face, che è una parte fondamentale della selezione.

Una delle cose che spesso viene sottovalutata ma che rimane una parte fondamentale della selezione è la comunicazione non verbale, ossia ciò che il corpo ci dice. Spesso durante una selezione chi sostiene il colloquio prepara un discorso e seleziona le informazioni da dare al recruiter, che in questo modo fatica a comprendere la verità delle cose. Per questo motivo è importante in un processo di selezione osservare anche i comportamenti, i gesti e a volte anche le più piccole espressioni.

Ovviamente il lavoro e le selezioni devono continuare e di conseguenza bisogna ricorrere a diverse modalità di selezione e ad oggi quella a distanza è la più utilizzata per poter parlare con i candidati. Utilizzare Skype (o qualsiasi altro tool) risolve il problema dell’impossibilità di essere fisicamente presenti all’appuntamento, ma crea altre problematiche, sia dal punto di vista tecnico che comportamentale, che adesso andremo ad analizzare:

  • Strumenti: ovviamente serve una connessione stabile, un computer e magari anche delle cuffie, sia per comprendere bene la comunicazione ma anche per evitare echi e riverberi;
  • Stanza: cercate un posto tranquillo dove poter sostenere il colloquio, dove non solo potete stare comodi ma anche prendere appunti, nel caso serva;
  • Abbigliamento: per quanto siate a casa vostra e quindi in un contesto estremamente personale, non pensate di poter partecipare ad un colloquio in pigiama o solamente vestiti a mezzo busto, siate preparati come se doveste partecipare fisicamente a quell’incontro.

A parte questi piccoli accorgimenti elementari, è il caso di comprendere per bene per quale motivo bisogna assumere un certo tipo di comportamento anche durante un colloquio a distanza. Pensiamo in primo luogo agli strumenti da utilizzare. Non avere il controllo dei nostri strumenti e quindi non essere certi del loro effettivo funzionamento, ci pone in uno stato di inquietudine e spesso anche di stress, che si manifesta in quello che diciamo. Ovviamente non è possibile controllare tutto e spesso alcune cose possono succedere nonostante il nostro controllo massivo, ma aver provato a fare tutto quello che era in nostro potere per controllare le cose e quindi per contenere lo stress in un certo contesto permetterà, di conseguenza, di non manifestarlo nella nostra comunicazione.

Si capisce quando una persona è sotto stress anche quando questa parla: la voce tende a tremare, la gola si secca, si dimenticano alcune informazioni.

La stanza è anche importante. La nostra casa è un contesto protetto, che conosciamo e che ci fa stare bene, ma ovviamente può anche considerarsi come uno spazio non professionale ( a meno che non si possieda uno studio ). Essere troppo a proprio agio è controproducente, perché non permette di comprendere la vera importanza di quello che stiamo facendo. Per questo motivo il contesto è molto importante. È questa è una considerazione che vale in qualsiasi contesto perché noi non siamo noi stessi in qualsiasi ambito. È il concetto legato alle maschere pirandelliane con uno step concettuale in più: tendiamo a comportarci in un certo modo a seconda del contesto (quindi il contesto influenza il comportamento) nel quale ci troviamo, quindi è per questo motivo che bisogna trovare uno spazio che sia il più “asettico” possibile. In questo modo non tendiamo troppo a rilassarci, mantenendo quindi un giusto livello di stress positivo.

L’abito è importante, perché ci pone in uno stato di preparazione adatto a quello che stiamo per fare. Anche nel fare smart o remote working è importante vestirsi in un certo modo. Un abbigliamento adeguato all’episodio che stiamo per vivere è importante perché immette la nostra emotività nello stato adatto. Il discorso è molto simile a quello del contesto abitativo: essere troppo a proprio agio è controproducente per il semplice fatto che non ci immette nello stato mentale che ci serve. Indossare abiti casual ma eleganti ci permette di comportarci in un certo modo ma sopratutto di dare un certo tipo di messaggio a chi ci guarda. Infatti dimostriamo che nonostante la mancata presenza dimostriamo che comprendiamo l’importanza di quello che stiamo facendo, rispettandone le richieste.

Analizziamo ora, quali sono le mancanza che possono presentarsi nel momento in cui sosteniamo un colloquio via Skype sia come selezionati che come selezionatori.

Per quanto riguarda i selezionati:

  • Errata attribuzione del contesto
  • Mancata gestione dello stress
  • Difficoltà di comprensione e concentrazione
  • Strumentazione inadeguata
  • Poca fiducia nel mezzo

Relativamente ai selezionatori, i problemi nascono sopratutto dal fatto che non si riesce a vedere i bias cognitivi legati alla comunicazione non verbale, quindi si fa maggior fatica a selezionare in maniera ragionata e seguendo un certo tipo di programmazione.
Come si diceva, la comunicazione non verbale è molto importante e ricopre un ruolo fondamentale nell’interazione. Il non detto è fondamentale, ma deve essere visto e interpretato. Se non lo vedo non lo posso cogliere.

Alcuni accorgimenti possono essere presi per risolvere questo problema, come ad esempio porre un certo tipo di domande o suscitare un certo tipo di reazioni, ma mancherà comunque una parte fondamentale di studio del profilo. Per questo è consigliabile che il colloquio via Skype sia il primo step che poi, se il profilo si dimostra interessante, va obbligatoriamente organizzato un colloquio in presenza. Certo, in questo periodo i tempi possono dilatarsi, ma è consigliabile non fare troppi colloqui via Skype se si ha la possibilità di farli dal vivo, per il semplice fatto che la nostra percezione, dopo un certo lasso di tempo, sarà fallata e perderemo l’imparzialità che dovrebbe accompagnarci sempre.

 

L’autore dell’articolo è Mauro Cerni

“Lavoro nel mondo delle Risorse Umane da diverso tempo, occupandomi di ricerca e selezione, onboarding, formazione e potenzialmente delle competenze. 
La formazione accademica in Antropologia ed Etnografia Culturale, unita alle diverse specializzazioni in psicologia cognitiva, hanno fatto si che comprendessi quanto importante sia la presenza dell’ “Altro” nei contesti lavorativi, sia per una questione di apertura mentale ma anche per permettere un effettivo e comprovato aumento delle capacità produttive del singolo.”