Un recente studio indica, in decine di milioni le persone costrette a spostarsi, entro pochi anni, per motivi climatici. In un futuro non troppo lontano catastrofi meteo-climatiche come alluvioni, siccità, aumento del livello del mare, desertificazione, mancanza d’acqua produrranno la più grave crisi mai verificatasi fino ad oggi. 

Nel 2018 si sono verificati numerosi eventi meteorologici che, oltre alla perdita di vite umane, hanno comportato devastazioni costate miliardi di dollari. Anche nel corso del 2019 si è registrato un caldo record in Europa, freddo insolito in Nord America e forti ondate di caldo in Australia. L’estensione dei ghiacci ai poli è or- mai al di sotto della media mentre le temperature dei mari sono in costante aumento. 

Tutto ciò ha reso più cosciente e attente le persone verso le problematiche ambientali mentre il mondo delle imprese ha capito che deve cambiare, in senso più sostenibile, il modo di produrre beni e servizi. 

La qualità dei prodotti, al giorno d’oggi, non si misura più solo considerando la manifattura ma, i consumatori tengono in conto anche altri valori: sono attenti alle tutele per loro stessi, per l’ambiente e per le maestranze che li realizzano. La sostenibilità ambientale è una delle leve d’acquisto, insieme all’etica, più determinanti soprattutto per i Millenial e la Generazione Z.
La sostenibilità ambientale rappresenta un valore imprescindibile ed essenziale per la competitività delle aziende sul mercato. Essa inoltre è un’opportunità che rafforza l’immagine ed il valore complessivo delle aziende e permette di consolidare il legame con il territorio: evitare dunque l’adozione di politiche green solo di facciata (mera comparsa nel footer del sito web) poiché tali comportamenti si rileveranno in un danno esistenziale per le stesse aziende. Investire in una politica di sostenibilità permette di anticipare e rispondere con efficacia ai cambiamenti e alle aspettative dei consumatori. 

Il Codice etico rappresenta un fondamentale strumento di comunicazione dei principi che ispirano l’attività d’impresa e costituisce un documento nel quale vengono ufficialmente definiti i valori che la caratterizzano; può essere considerato come una “Costituzione”. Il codice etico aziendale è stilato ed adottato su base volontaria e definisce un complesso di norme etiche e sociali al quale gli esponenti aziendali devono attenersi. 

In Italia, le norme di riferimento sono: 

  • il D.lgs. 231/01 stabilisce e definisce il codice etico come il documento ufficiale dell’ente contenente l’insieme dei diritti, doveri e responsabilità nei confronti degli stakeholder (dipendenti, fornitori, clienti, Pubblica Amministrazione, azioni- sti, mercato finanziario, ecc.); 
  • lo standard ISO 140001 che identifica nella certificazione ambientale lo strumento volontario di autocontrollo e responsabilizzazione per perseguire un miglioramento continuo delle proprie performance ambientali; 
  • lo standard internazionale SA 8000 (tecnicamente SA8000:2014 dove SA sta per Social Accountability) che elenca nove requisiti inerenti il comportamento eticamente cor- retto delle imprese e della filiera di produzione verso i lavoratori (ri- spetto dei diritti umani, rispetto dei diritti dei lavoratori, tutela contro lo sfruttamento dei minori, garanzie di sicurezza e salubrità sul posto di lavoro.).

Il rapporto con l’ambiente, dal punto di vista imprenditoriale, può essere migliorato operando a livello di prevenzione o di risanamento. La prima via implica scelte precise già dal momento in cui si deve decidere quali beni e/o servizi realizzare (il prima) ed il relativo processo produttivo (il come). La seconda invece consiste nel ridurre al minimo l’incidenza di quei danni inevitabili causati dall’azienda all’ambiente. 

Tuttavia, prevenzione e disinquinamento non sono da considerarsi soluzioni alternative tra loro poiché la prima è lo studio di una produzione non impattante o a basso rischio ambientale mentre la seconda è “riparatrice” degli eventuali danni arrecati all’ambiente. La prevenzione però essendo la fase a minor impatto economico è quella che il management deve tenere in massima considerazione. 

Bisogna quindi individuare soluzioni specifiche per ogni attività produttiva, non essendo possibile infatti adottare criteri generali comuni e tenere pre- sente i costi per la tutela ambientale perché ciò che può essere accettabile per talune aziende può rivelarsi eccessivo per altre. A livello unitario è possibile però implementare processi che coinvolgano tutti i reparti aziendali e i partner della catena di fornitura e distribuzione dei prodotti avviando un volano virtuoso capace di alimentare un ecosistema profittevole per tutti. Un modello di business “green” implica la misurazione dell’impatto ambientale attraverso l’analisi dei consumi energetici indirizzandosi verso forme di energia rinnovabile, della quantità di emissioni di gas serra, del consumo di acqua e della quantità di rifiuti riciclati e riusati. Allo scopo va “ripensato” l’intero sistema produttivo, dall’ideazione dei prodotti al packaging e relativo smaltimento, l’utilizzo di car- ta riciclata, la riduzione dei consumi di acqua ed energia elettrica, la gestione più efficiente dei trasporti (riduzione del numero di viaggi, rifornimento di carburanti green, utilizzo di mezzi di trasporto elettrici in città e preferenza di trasporto su rotaia e via mare anzi- ché su gomma o via aerea) ecc. 

La sostenibilità ambientale o green economy come si usa definirla è la sempre maggiore consapevolezza della necessità indifferibile di proteggere e salvaguardare l’ambiente per una migliore qualità della vita presente e futura. Il cambiamento culturale sottostante è in rapida evoluzione e le aziende devono essere pronte a vin- cere la sfida per riuscire a restare sul mercato e per la loro stessa esistenza. 

 

Gli autori dell’articolo sono:

Davide Maggio

“Sono un Direttore Risorse umane e referente Aidp per la provincia di Frosinone.  Qual è la cosa di cui hanno più bisogno gli esseri umani? Il desiderio sconfinato di essere ascoltati. Il mio compito è quello di ascoltare le risorse e l’azienda, e far confluire in un unico  verbo collaborazione, risultati e benessere sociale.”

 

Pasquale De Luca Bossa

“Da sempre appassionato  di Risorse Umane. Sono un HR Manager con oltre 10 anni di esperienza nella Gestione del Personale acquisita, in gran parte, in contesti italiani di piccole medie imprese ma, anche multiculturali, Commercialista, Revisore dei Conti, ho un master in Direzione del Personale.”